Italian poem
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Qual piú rara e gentile Opra è de la natura o meraviglia, Quella piú mi somiglia La donna mia ne’ modi e ne’ sembianti. Dove fra dolci canti Corre Meandro o pur Caistro inonda La torta obliqua sponda, Un bianco augel parer fa roco e vile Nel piú canoro aprile Ogni altro che diletti a meraviglia: Ma questa mia, che ’l bel candore eccede De’ cigni, or che se ’n riede La primavera candida e vermiglia, L’aria addolcisce co’ soavi accenti E queta i venti — col suo vago stile.
Un’animal terreno, Ch’è bianco sí che vince ogni bianchezza Ed ogn’altra bellezza, Morir piú tosto che bruttarsi elegge. Però, come si legge, È preso, e, per vestirne i duci illustri, Le sue tane palustri D’atro limo son cinte; e morto almeno Pregio ha di seno in seno, E per donna leggiadra ancor s’apprezza: Cosí la fera mia, perché s’adorni, La vergogna e gli scorni Piú che la morte è di fuggire avvezza; Né macchia il crudo arcier le care spoglie Mentre raccoglie — e sparge il suo veleno. In Grecia un fonte instilla, Se labbra asciutte bagna il freddo umore, Profondo oblio nel core; L’altra bevuta fa contrari effetti, E ’n duo vari soggetti
Sí mirabil virtú dimostra il cielo: Cosí questa, onde gelo, Fonte d’ogni piacer chiara e tranquilla Con una breve stilla Tôr la memoria può d’ogni dolore E render poi d’ogni passata gioia, Per temprar quella noia Onde perturba le sue paci Amore. Oh, vivo fonte, anzi pur fonti vivi Con mille rivi — ond’ei via piú sfavilla! Se non è vana in tutto L’antica fama che pur dura e suona, Tra que’ che fan corona Nasce un bel fior che sembra un lucid’oro E vince ogni tesoro, Perché gloria ei produce e chiaro nome A chi n’orna le chiome; Né mai di sponda o di terreno asciutto Nacque sí nobil frutto. Ed un fior di bellezza in queste rive S’odora, e di mostrar ei nulla è scarso L’oro disciolto e sparso Ch’erra soavemente a l’aure estive; Ma di sua gloria coronato a l’ombra Cosí m’adombra — che m’è dolce il tutto.
Ne l’arabico mare È con un altro fior, come di rosa, Pianta maravigliosa, Che lui comprime anzi che nasca il sole; Poi dispiegarlo suole Quando egli vibra in orïente i raggi Per sí lunghi viaggi; E di nuovo il raccoglie, allor che pare Cader ne l’onde amare. Tal questa donna, in cui beltà germoglia E leggiadria fiorisce, al sol nascente Nel lucido orïente Par ch’i suoi biondi crini apra e discioglia; Poi ne l’occaso astringe aurei capelli Piú di lui belli, — e sol velata appare. Una pietra de’ Persi Co’ raggi d’oro al sol bianca risplende E quinci il nome prende, E del bel lume del sovran pianeta Rassembra adorna e lieta: Cosí la pietra mia nel dí riluce,
E la serena luce E ’l dolce fiammeggiar i’ non soffersi Quando gli occhi v’apersi. Ma segue un’altra poi de la sorella Il corso vago e di sue belle forme Par che tutta s’informe E di sue corna, e quindi ancor s’appella: Tal lei veggio indurarsi ascosa in parte Se torna o parte — fa sentier diversi. Canzon, ch’io non divegna Fra tante meraviglie un muto sasso Solo è cagione Amor, che grazia impetra Da la mia nobil pietra: E spero andarne cosí passo passo, E pur quasi d’un marmo esce la voce Che manco nuoce — ov’è chi men disdegna.