Italian poem
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Vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle, E voi de’ boschi e voi d’onda marina E voi de’ fonti e de l’alpestri cime, Tessiam or care ghirlandette e belle A questa giovinetta peregrina; Voi di fronde e di fiori ed io di rime: E mentre io sua beltà lodo ed onoro, Cingete a Laura voi le trecce d’oro. Cingete a Laura voi le trecce d’oro De l’arboscello onde s’ha preso il nome O pur de’ fiori a’ quali il pregio ha tolto; E le vermiglie rose e ’l verde alloro Le faccian ombra a l’odorate chiome Ed a le rose del fiorito volto; E de l’auro e del lauro e de’ be’ fiori Sparga l’aura ne l’aria i dolci odori.
Sparga l’aura ne l’aria i dolci odori Mentr’io spargo nel cielo i dolci accenti, E li porti ove Laura udir li suole E dove Mincio versa i freschi umori: Portino ancora i piú cortesi venti Il chiaro suon de l’alte mie parole Dove cantaro già, quand’ella nacque, I bianchi cigni in fresche e lucid’acque. I bianchi cigni in fresche e lucid’acque Morendo fanno men soave canto Di quel ch’udi’ quando costei nascea: E ’l bel terren dov’ella in cuna giacque Tutto vestissi di fiorito manto; E di cristallo il fiume allor parea E prezïose gemme i duri sassi Sotto gli ancor tremanti e dubbi passi. Sotto gli ancor tremanti e dubbi passi Nascer facea la bella fanciulletta Di mille vari fior lieta famiglia; E se premeva un cespo o i membri lassi Posava in grembo de la molle erbetta, Era a vederla nova meraviglia:
Qual fosse poi, tu dillo, o fiume vago, Tu dillo altrui, famoso e chiaro lago. Tu dillo altrui, famoso e chiaro lago, Come da poi crescendo il biondo crine Laura in te si specchiasse e gli occhi e ’l viso, E come nel mirar la cara imago E le bellezze sue quasi divine Rassomigliasse il giovine Narciso: Ditelo, augelli, e voi da le bianche ali, Voi che le sete sol nel canto eguali. Voi, che le sete sol nel canto eguali, Già tacevate, o cigni, in verdi sponde Cantando Laura di dolcezza piena; Ed eran tante le sue voci e tali Che parean mormorando dir quell’onde, — È per fermo costei nova sirena! — Oltre i candidi cigni, onde beate, Son piú belle sirene in voi già nate.
Son piú belle sirene in voi già nate, Acque e rive felici, ove sicuro Il buon Titiro già pascea la greggia. Né per dolce armonia cosí lodate O Amarilli o Galatea già fûro Com’è costei che quel cantar pareggia; Di cui tra i boschi e ’n piccola capanna Indegno è ’l suon de l’incerata canna. Indegno è ’l suon de l’incerata canna D’accordarsi al bel canto; e, se l’udiro Il rozzo armento e i semplici bifolci, Per meraviglia ciò che l’alme affanna Obliàr questi e quelli ogni desiro De l’erbe verdi o pur de l’acque dolci, E di seguire il natural costume Quasi scordossi per vaghezza il fiume. Quasi scordossi per vaghezza il fiume Di rendere al gran Po l’usato omaggio; Da cui tenuta in sí gran pregio è Laura, Ch’altra ninfa agguagliarle ei non presume Se l’ode sotto un lauro o sotto un faggio Con dolcissimi accenti addolcir l’aura, O se guidar le vede i cari balli Sovra i candidi fiori e sovra i gialli.
Sovra i candidi fiori e sovra i gialli Suole spesso ballar Laura gentile, Con leggiadri sembianti, al dolce suono; Degna a cui bianche perle e bei coralli Del nostro mare e del novello aprile Le sia portato il primo e ’l piú bel dono; Degna a cui ne’ vicini alteri monti Apra l’antica madre i novi fonti. Apra l’antica madre i novi fonti Al bel viso di Laura, ed a lei mande Verdi fronde la selva in queste piagge; E ’nghirlandate ornai le belle fronti Portin le Ninfe omai varie ghirlande E l’umili e l’alpestri e le selvagge; E voi siate le prime e le piú snelle, Vaghe Ninfe del Po, Ninfe sorelle.