Versos Italian Ugo Foscolo Al Sole

Italian poem

Al Sole

by

Listen in the reader

Alfin tu splendi, o Sole, o del creato Anima e vita, immagine sublime Di Dio, che sparse la tua faccia immensa Di sua luce infinita! Ore e Stagioni, Tinte a varii color, danzano belle Per l’aureo lume tuo misuratore De’ secoli e de’ secoli correnti. Alfin tu splendi! tempestoso e freddo Copria nembo la terra; a gran volute Gravide nubi accavallate il cielo Empían di negre liste, e brontolando Per l’ampiezza dell’aere tremendi Rotolavano i tuoni, e lampi, lampi Rompeano il buio orribile. — Tacea Spaventata natura; il ruscelletto Timido e lamentevole fra l’erbe Volgeva il corso, nè stormian le frondi Per la foresta, nè da l’atre tane Sporgean le belve l’atterrita fronte. — Ulularono i venti, e ruinando Tra grandini, tra folgori, tra piove La bufera lanciosse, e rïottoso Diffuse il fiume le gonfie e spumose Onde per le campagne, e svelti i tronchi Striderono volando, e da’ scommossi Ciglion dell’ondeggianti audaci rupi Piombâr torrenti, che spiccati massi Coll’acque strascinarono. Dal fondo D’una caverna i fremiti e la guerra Degli elementi udii. Morte sull’antro Mi s’affacciò gigante; ed io la vidi Ritta crollò la testa, e di natura L’esterminio additommi. — In ciel spiegasti, O Sol, tua fronte, e la procella orrenda Ti vide e si nascose, e i paurosi Irti fantasmi sparvero... Ma quanti Segni di lutto sui vedovi campi, Oimė, ’l nembò lasciò! Spogli di frutta, Aridi e mesti sono i pria si vaghi Alberi gravi, e le acerbette e colme, Promettitrici di liquor giocondo, Uve giacciono al suol: passa l’armento E le calpesta; e, istupidito e muto, L’agricoltore le contempla e geme. Intanto scompigliata, irta e piangente Te, o Sol, riprega la natura, e il tuo Di pianto asciugator raggio saluta. E tu la accendi; e si rallegra, e nuovi Promette frutti e fior. Tutto si cangia, Tutto pêre quaggiù! ma tu giammai, Eterna lampa, non ti cangi? mai? Pur verrà dì che nell’antiquo vôto Cadrai del nulla, allor che Dio suo sguardo Ritirerà da te: non più le nubi Corteggeranno a sera i tuoi cadenti Raggi sull’Oceáno; e non più l’Alba Cinta di un raggio tuo, verrà sull’ôrto A nunziar che sorgi. Intanto godi Di tua carriera. Oimè! ch’io sol non godo De’ miei giovani giorni: io sol rimiro Gloria e piacere, ma lugubri e muti Sono per me, che dolorosa ho l’alma. Sul mattin della vita io non mirai Pur anco il sole, e omai son giunto a sera Affaticato; e sol la notte aspetto Che mi copra di tenebre e di morte.