Italian poem
Cantata
by Ugo Foscolo
Sotto una quercia antica Che da un burrone protendea le frondi Con la fronte alla palma Ugo Chisciotte Mestissimo sedea: curva una vite Congiunta ai rami dalla quercia a un olmo Faceva padiglione alla sua testa. Riposava oziosa la sua spada Fra la polvere e l’erba; a un verde tronco Stava appoggiata l’asta della guerra; Sotto il braccio ha lo scudo, e l’elmo a terra. Come nuvoli densi di molesti Minutissimi insetti a schiera a schiera L’amoroso pensiere Gli mandava gli affanni entro la mente; Quasi vulcano ardente, Fumo esalava tra sospiri e fiamme, E mentre intorno intorno Le valli e le foreste, Tacite, attente e meste Stavano spettatrici a quella scena Così cantando disfogò sua pena.
Monti e poggi assai men duri Del cor fiero d’una Diva; Antri e boschi, asili oscuri, Di mia vita fuggitiva; Deh! scampatemi d’Amore Che m’insegue a tormi il core, E lo manda la mia Dea La mia cara Dulcinea,
Aure tepide lascive Ah! più gelide spirate; Le mie piaghe ardenti e vive Per pietà deh! rinfrescate; E se piene d’amor siete Perchè mai me solo ardete? E fuggite la mia Dea La mia cara Dulcinea.
Fiumicello lento lento Che con l’onda cristallina Vai spargendo il tuo lamento Per la selva e la collina; Dimmi tu, dimmi se mai Avrò pace de’ miei guai, Corri e il chiedi alla mia Dea, La mia cara Dulcinea.
Vaghi augei che in lieta schiera Del mattino al primo albore, Al bel sol di primavera Intrecciate inni d’amore; Deh prestatemi gli accenti Molli, teneri, gementi; Si ch’io plachi la mia Dea, La mia cara Dulcinea.
Dalle balze ov’io m’aggiro Mio diletto amato bene. L’aria stessa che respiro Messaggera a te ne viene; E un sospir la pena mia A te reca, e a te l’invia Don Chisciotte; a te mia Dea, A te cara Dulcinea.