Italian poem
Lezione III
by Ugo Foscolo
Andrai se te non vince o lode o sdegno Lungi dell’arte a spaziar fra i campi;
Allora a me la Parca Il decimo ed ottavo anno filava,
I. A me disse il mio Genio Allor, ch’io nacqui: l’oro Non fia, che te solleciti: Nè l’inane decoro De’ titoli, nè il perfido Desio di superare altri in poter. II. Ma di natura i liberi Sensi ed affetti, e il grato Della beltà spettacolo Le renderan beato, Te di vagare indocile Per lungo di speranze arduo sentier.
Se avermi dato onde ogni quattro mesi Ho venticinque scudi, nè si fermi, Che molte volte non mi sian contesi, Mi debbe incatenar, schiavo tenermi; Obbligarmi ch’io sudi, e tremi senza Rispetto alcun; ch’io muoia, o ch’io m’infermi Non gli lasciate aver questa credenza:
Ditegli che piuttosto ch’esser servo Terrò la povertade in pazienza. Or conchiudendo dico che se il sacro Cardinal compensato aver mi stima Con i suoi doni; non m’è acerbo ed acro Renderli e tor la libertà mia prima.