Italian poem
Lettera XXXV
by Ugo Foscolo
Spesso fu visto frettoloso all’erbe scuoter col piè le rugiadose stille, poggiando al monte a salutar l’aurora. Sotto quel gelso, che gran ciel co’ densi rami prendea, sul fervido meriggio sdraiar soleasi trascuratamente, e muto muto contemplar le fresche onde inquiete del limpido lago. Quando la notte addormentava il mondo, mesto su quella rupe erma sedea, intento al cupo fremere dell’acque o al mormorar de’ venti. Or lo vedresti presso l’ombre del bosco, disdegnoso sorridendo aggirarsi, or borbottando quasi per doglia trasognato, o vinto da cruda sorte, o disperato amante.
Spuntò il mattino; e su l’usato balzo, e del lago alle sponde, e appiè del gelso piú non apparve: altro mattin succede; e il colle invano, e invan l’aspetta il bosco: al terzo di portar lento si vide con tetra pompa per le strade al tempio. A fama ignoto ed a fortuna, eterno sonno sotterra il giovinetto dorme.