Italian poem
Buon Dì, Miseria
by Ada Negri (1870–1945)
A Sofia Bisi Albini.
Chi batte alla mia porta?... ... Buon dì, Miseria; non mi fai paura. Fredda come una morta Entra: io t'accolgo rigida e secura. Spettro sdentato da le scarne braccia, Guarda!... ti rido in faccia.
Non basta ancor?... T'avanza, T'avanza dunque, o spettro maledetto. Strappami la speranza, Scava coll'ugne adunche entro il mio petto; Stendi l'ala sul letto di dolore Di mia madre che muore.
T'accanisci: che vale? È mia la giovinezza, è mia la vita! Nella pugna fatale Non mi vedrai, non mi vedrai sfinita. Su le sparse rovine e su gli affanni Brillano i miei vent'anni.
Tu non mi toglierai Questa che m'arde in cor forza divina, Tu non m'arresterai Ne l'irruente vol che mi trascina. Impotente è il tuo rostro.--O tetra Iddia, Io seguo la mia via.
Vedi laggiù nel mondo Quanta luce di sole e quante rose, Senti pel ciel giocondo I trilli de le allodole festose: Che sfolgorìo di fedi e d'ideali, Quanto fremito d'ali!...
Vecchia megera esangue Che ti nascondi nel cappuccio nero, Io nelle vene ho sangue, Sangue di popolana ardente e fiero. Vive angosce calpesto, e pianti, ed ire, E movo all'avvenire.
Voglio il lavor che indìa, E con nobile imper tutto governa. Il sogno e l'armonia, D'arte la giovinezza sempiterna; Riso d'azzurro e balsami di fiori, Astri, baci e splendori.
Tu passa, o maga nera, Passa come funesta ombra sul sole. Tutto risorge e spera, E sorridon fra i dumi le vïole: Ed io, dai lacci tuoi balzando ardita, Canto l'inno alla vita!....