Italian poem
Autopsia
by Ada Negri (1870–1945)
Magro dottore, che con occhi intenti Per cruda, intensa brama, Le nude carni mie tagli e tormenti Con fredda, acuta lama,
Odi. Sai tu chi fui?... Del tuo pugnale Sfido il morso spietato; Qui ne l'orrida stanza sepolcrale Ti narro il mio passato.
Sui sassi de le vie crebbi. Non mai Ebbi casa o parenti; Scalza, discinta e senza nome errai Dietro le nubi e i venti.
Seppi le notti insonni e l'inquïeto Pensier della dimane, L'inutil prece e il disperar segreto, E i giorni senza pane.
Tutte conobbi l'improbe fatiche E le miserie oscure, Passai fra genti squallide e nemiche, Fra lagrime e paure;
E finalmente un dì, sovra un giaciglio Nitido d'ospedale, Un negro augello dal ricurvo artiglio Su me raccolse l'ale.
E son morta così, capisci, sola, Come un cane perduto, Così son morta senza udir parola Di speme o di saluto!...
Come lucida e nera e come folta, La mia chioma fluente!... Senza un bacio d'amor verrà sepolta Sotto la terra algente.
Come giovine e bianco il flessuoso Mio corpo, e come snello! Or lo disfiora il cupido, bramoso Bacio del tuo coltello.
Suvvia, taglia, dilania, incidi e strazia, Instancabile e muto. Delle viscere mie godi, e ti sazia Sul mio corpo venduto!...
Fruga, sinistramente sorridendo. Che importa?... Io son letame. Cerca nel ventre mio, cerca l'orrendo Mistero della fame!...
Scendi col tuo pugnale insino all'ime Viscere, e strappa il cuore. Cercalo nel mio cor, cerca il sublime Mistero del dolore!...
Tutta nuda così sotto il tuo sguardo, Ancor soffro; lo sai?... Colle immote pupille ancor ti guardo, Nè tu mi scorderai:
Poi che sul labbro mio, quale conato Folle di passïone, Rauco gorgoglia un rantolo affannato Di maledizïone.