Versos Italian Ada Negri Aquila Reale

Italian poem

Aquila Reale

by (1870–1945)

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T’ho vista ieri, irta ferrigna immobile dietro le sbarre d’una vasta gabbia. Non guardavi già tu la gente piccola che ti guardava. — Ferma sugli artigli d’acciajo, gli occhi disperati al torbido cielo volgevi, al cielo!... — Uno scenario t’hanno fatto di rocce, per illuderti: perchè tu creda ancor d’essere in patria, fra pietrami di grotte e di valanghe, fra protervie di rupi e di ciclopici

templi, sospesi in vetta a’ precipizii, in faccia al vento che a procella sibila. — Ma non t’illudi tu. — Vedi le sbarre, sai che è finita. — Io voglio ora una storia dirti d’uomini saggi, che le proprie mani a foggiar la propria gabbia adoprano, — d’oro o di ferro — quasi sempre d’oro: — e bene assai la temprano e la rendono inaccessa, e là dentro si rinserrano, e si lamentan poi d’essere in carcere, guardando il mondo co’ tuoi occhi d’odio vano e di vana disperazïone. Tu almeno, tu fosti ghermita al laccio, fosti ferita, tu, nella battaglia feroce, prima d’esser come un cencio ignobile fra mano al tuo nemico. E stai senza speranza e senza gemito vile; e chi passa ti può creder morta o sculta in bronzo, così immota e diaccia t’irrigidisci, chiusa in un disdegno indomito per tutto che non sia

l’ebbrezza della libertà perduta. E, se tu comprendessi, con un colpo di rostro lacerar vorresti il volto di chi t’offende con la sua pietà.