Italian poem
Arrivo
by Ada Negri (1870–1945)
Batto: l'ampia Città schiude le porte. --Chi t'ha cresciuta?...--Il campo e la radura.-- --Chi ti condusse?...--L'ala della sorte E un vento d'uragano. De le mie selve i canti e la frescura Ti porto da lontano.
Vissi tra i verdi muschi e i pruni incolti, Tra le spire dell'èdere tenaci, Fra il nereggiar dei pini agili e folti. Del pieno aer conosco Le rabbie tempestose e i dolci baci: Fui zingara del bosco.
La libertà, la libertà sfrenata Fu mia, fu mia!... Se tu sapessi come È bello irromper sola e scapigliata Tra le foreste e i campi; Senza rigidi lacci e senza nome, Pieno l'occhio di lampi!
Se tu sapessi che ridente cosa Esser nato da un bacio de la terra: Esser l'erba sottil, la pampinosa Vite, la spica bionda, Il fior che un seme di dovizia serra Il Dio che lo feconda!...
Giunse a me da le vèrtebre del suolo Dai bisbigli de' germi a primavera, Da le nozze de i pòllini, dal volo Magnifico de i venti, Da la fumida corsa battagliera De' cavalli nitrenti,
Un rigoglio di vita, un soffio, un'onda Di vigore, una febbre di vittoria, Come di fiume che abbatta la sponda, E sul domato piano Si dilaghi rombando, in una gloria Torbida d'oceàno!...
.... Ora a te vengo, o Fulgida, o Vetusta, Marra e zappa lasciando a le pendici Patrie.--Mi vuoi?... son giovane e robusta: Da l'umide risaie Vengo al sordo clamor de gli opifici E a le case operaie.
Lancio un raggio di sol negli angiporti, Reco il vivo color de la salute Ai volti de' tuoi bimbi esili e smorti; Un profumo di fieno, Un cinguettìo di rondini sperdute Nel meriggio sereno.
E a la folla che intorno mi respira, In giacchetta, in gonnella, in cenci, in guanti, Che m'urta, che m'assorda, che m'attira, Che passa e non mi guarda, Che si rinnova per le vie sonanti, Affannosa, gagliarda,
Grido il saluto libero e fraterno, L'inno augural che avvince cuore a cuore, Inno di speme e di giustizia: eterno Come i mari e i deserti, Come i germi de' solchi e lo splendore De' glauchi cieli aperti.