Italian poem
«Vengo, Ninì»
by Ada Negri (1870–1945)
«Vengo, Ninì.--So bene che mi aspetti da tanto tempo, e ti struggi in pianto quando la notte viene.
So che non hai riposo che col tuo capo sulla mia mano.--A la tua culla di fango il furïoso
uragano s'abbatte. T'infràdicia la piova la camicina nova ch'io t'ho cucita. E batte
e batte la manina su l'assi de la bara: --Mamma, la terra è amara se non mi sei vicina!...--
.... Lascia ch'io metta i fiori ne i vasi, e accenda il foco pel babbo, che fra poco ritornerà da fuori.
Ch'ei trovi ogni sua cosa linda, anche in questo giorno; e i crisantemi in torno al tuo ritratto rosa....
.... Povero babbo!... solo sarà, per sempre.--Vengo, Ninì.--Se mi trattengo un poco, o mio figliuolo,
se m'indugio così, è perchè penso, sai, al babbo, che più mai, più mai....--Vengo, Ninì.--»