Italian poem
«Mater Inviolata»
by Ada Negri (1870–1945)
Un bambino agonizza a l'ospedale: suor Benedetta veglia al suo guanciale.
Le manine contratte sul lenzuolo annaspano, e la bocca un nome, un solo
nome sospira: O mamma!...--ne l'affanno del rantolo. I velati occhi si fanno
di vetro. Egli non vede più.--Ma ancora, perdutamente,--O mamma, o mamma!...--implora.
La suora a confortar quell'agonia dice, mentendo con la voce pia:
--Ecco la mamma: ecco, è venuta: taci: senti le mie carezze ed i miei baci?...
Starò con te, fin che sarai guarito: taci.--Verrà l'april gaio e fiorito,
e il tuo visetto tornerà di fiamma: càlmati, dormi presso la tua mamma....»
.... S'acqueta il bimbo. Il moribondo viso si ricompon ne l'ultimo sorriso;
fra l'invocate ali materne giace; spira la consolata anima, in pace.
.... Ma quando l'alba torna a la crociera, trova la suora immobile, dov'era.
Sta presso il morticin curva a ginocchi, e una luce novella è ne' suoi occhi:
uno spasimo strano, una diffusa onda di amore irruppe ne la chiusa
sua vita: sopra un mar glauco e sonoro aprirsi vide ella una porta d'oro;
le parve in quelle immense onde sparire, tremò, comprese, si sentì morire.