Italian poem
Xxxi Dicembre
by Ada Negri (1870–1945)
Trentun dicembre, mille e novecento undici, mezzanotte.--Taci e pensa, anima.--Nella vigile ed intensa tua fiamma, vivi; ma il Destino è spento.
Più non si specchia innanzi a te il domani. Nulla aspetti, nè chiedi. La speranza sparve, col sogno. Il tempo che t'avanza sarà come la sabbia fra le mani.
Troncato è il laccio che alle creature t'avvinse, pel tormento e per l'ebbrezza. --Lontanissima, e sola.--Hai l'aridezza della rinunzia sulle labbra dure.
Nella rigida notte, aspre le stelle, simili a chiodi per martirio infissi nelle vôlte dei cieli, entro i tuoi fissi occhi incrociano l'iridi sorelle.
Fuor del tempo, del peso e dello spazio, da te sôrta, in te chiusa, in te bastante, stai. Si consunse il corpo palpitante nelle stimmate stesse del suo strazio.
Quel che ti scosse, amore, odio, rimorso, quand'eri carne appassionata e cuore schiavo, e fece di te tutto un dolore vile, in ansia di tregua o di soccorso,
or cadde: è cencio a terra, è coccio a mare. Nuda or tu sei fra veli d'aria: forte di te soltanto: e ignori se sia morte o vita la tua nova alba stellare.
Vegli fra due voragini, in oblìo. .... Vuoto di solitudini senz'orme, rombar sordo di fiumi, alito enorme di venti, ombre di nubi....
Ascolta.--È Dio.--