Italian poem
Voce Di Tenebra
by Ada Negri (1870–1945)
A Raffaello Barbiera.
Solitudin di gelo.--La tenèbra Qui nel bosco m'ha côlta. Infoscansi le nubi, ed io com'ebra Sto, ma non temo.--O fredda aura sconvolta, Aura fredda del vespro in agonia, Parla all'anima mia!
.... Ed essa parla. Parla con le arcane Voci de la boscaglia, Rumoreggianti per la selva immane Come ululìo di spiriti in battaglia: E mi dice: «Che fai su l'ardua piaggia, O zingara selvaggia?
Cerchi forse la pace?... O il glacïale Rude schiaffo dei venti? Nulla qui, nulla a soggiogarti vale? Che temi tu, se al buio ti cimenti? Di che razza sei tu, se non t'adombra Il velame dell'ombra?
Nata alle aurore fiammeggianti e ai voli Dell'aquila fuggente, Nata a le vampe dei bollenti soli Sovra gli aurei deserti d'Oriente, Fra ciniche bestemmie e stanche fedi Un ideal tu chiedi!
Ma t'annoda pei polsi una catena, Ti circonda la bruma, E la vita ti rode e t'avvelena L'inutile desir che ti consuma. Fatalità su la tua testa grava, E sei ribelle e schiava.
Pur tu combatterai, gagliarda figlia Di lutto e di disdetta: Senza freno irrompente e senza briglia La tua strofe sarà grido e saetta. Andrai fra gl'irti scogli del dolore Inneggiando all'amore;
Andrai coi piè nel fango e l'occhio altero Nella luce rapito, Le magnifiche larve del pensiero Cercando per le vie dell'infinito: Da una possa virile andrai sospinta, Più grande ancor se vinta.»
*
Così mi parla la tenèbra--ascolta L'anima mia pensosa. Son pianti e lampi ne la notte folta, Tetri misteri ne la selva ombrosa: Ma il respiro d'un Dio forte e sereno Sento aleggiarmi in seno.