Versos Italian Alessandro Guidi Vider Marte e Quirino

Italian poem

Vider Marte e Quirino

by (1550–1637)

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Vider Marte e Quirino Aspro Fanciullo altero Per entro il suo pensiero Tener consiglio col valor Latino: Poi vider le faville Del suo primiero ardire Sull’Istro alzarsi, e far men belle l’ire Del procelloso Achille. Come nube, che splenda Infra baleni e lampi, E poscia avvien che avvampi, E tutta in ira giù dal Ciel discenda: Tale il Romano invitto Venne a tuonar sul Trace, E nel vibrar sdegnoso asta pugnace Fè il grande Impero afflitto. Alto giocondo orrore Avea Roma sul ciglio In ascoltar del Figlio L’aspre battaglie e il coraggioso ardore: Sulla terribil arte Ammiravan gli Dei Lui, che ingombrar solea d’ampj trofei Cotanta via di Marte. Oh se per lui men pronte Giungean l’ore crudeli, Sotto a’tragici veli L’ardir dell’Asia celerìa la fronte! Soffrirebbe dolente L’alte leggi di Roma, E di lauri orneria l’eccelsa chioma All’Italica gente. Oggi a ragion sen vanno Su i Germanici lidi I trionfali gridi Tutti conversi in voci alte d’affanno: Dure vittorie ingrate, Di sì, bel sangue asperse, Qual ria ventura mai cotanta offerse Ai cuor doglia e pietate! Flebil pompa a mirarsi I Vincitor famosi Gir taciti e pensosi, E co’ proprj trofei talor sdegnarsi. Ah nò per certo invano D’alta mestizia è pieno Il Bavarico duce, e il fier Loreno Sul buon sangue Romano. Il sì bel lume è spento Della Nazion guerriera, Alla milizia altera E’ tolto il suo feroce alto talento: Sperava esser soggiorno Roma all’antica gloria, E funesta di pianto aspra memoria Le siede ora d’intorno. Oh quante volte corse In ver le palme prime Il cavalier sublime, E i più bei rami alla Germania porse! Ma alle grand’opre ardite Qual corona si diede? Non mai si vide dispensar mercede A sue belle ferite. Sol del valore amica L’immortale Cristina Al chiaro eroe destina Schermo fatal contro all’età nemica: Vuole degli anni a scherno, Che delle belle lodi I potenti di Febo eterni modi Prendan cura e governo. Non mentirà mia voce. Vedrete, Augusti, e Regj, Carche de’ suoi gran pregj Mie vele uscir fuor dell’Aonia foce; E mentre voi sarete Di maraviglia gravi, Col Romano guerriero andran le navi Oltre ai gorghi di Lete.