Versos Italian Alessandro Manzoni Adelchi

Italian poem

Adelchi

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Dubbiar ne puoi? Securo Dalle minacce d’esti Franchi, incontro L’apostolico sire il campo tosto Ei moverà: noi guiderem sul Tebro Tutta Longobardia, pronta, concorde Contro gl’inermi, e fida allor che a certa E facil preda la conduci. Anfrido, Qual guerra! e qual nemico! Ancor ruine Sopra ruine ammucchierem: l’antica Nostr’arte è questa: ne’ palagi il foco Porremo e ne’ tuguri: uccisi i primi, I signori del suolo, e quanti a caso Nell’asce nostre ad inciampar verranno, Fia servo il resto, e tra di noi diviso; E ai più sleali e più temuti, il meglio Toccherà della preda.—Oh! mi parea, Pur mi parea che ad altro io fossi nato, Che ad esser capo di ladron; che il cielo Su questa terra altro da far mi desse Che, senza rischio e senza onor, guastarla. —O mio diletto! O de’ miei giorni primi, De’ giochi miei, dell’armi poi, de’ rischi Solo compagno e de’ piacer; fratello Della mia scelta, innanzi a te soltanto Tutto vola sui labbri il mio pensiero. Il mio cor m’ange, Anfrido: ei mi comanda Alte e nobili cose; e la fortuna Mi condanna ad inique; e strascinato Vo per la via ch’io non mi scelsi, oscura, Senza scopo; e il mio cor s’inaridisce, Come il germe caduto in rio terreno, E balzato dal vento.

ANFRIDO.

Alto infelice! Reale amico! Il tuo fedel t’ammira, E ti compiange. Toglierti la tua Splendida cura non poss’io, ma posso Teco sentirla almeno. Al cor d’Adelchi Dir che d’omaggi, di potenza e d’oro Sia contento, il poss’io? dargli la pace De’ vili, il posso? e lo vorrei, potendo? —Soffri e sii grande: il tuo destino è questo, Finor: soffri, ma spera: il tuo gran corso Comincia appena; e chi sa dir, quai tempi, Quali opre il cielo ti prepara? il cielo Che re ti fece, ed un tal cor ti diede.

Un lungo tratto

agguata

io non

fra

al Franco, Solo coi pochi, abbandonato almeno Io sarei da costoro. Oh rabbia!

gioja

la spoglia

nei

tugurj

fra

dei

Fedel

Dei

SCENA II.

ADELCHI, DESIDERIO.

(ANFRIDO si ritira)

DESIDERIO.

Figlio, a te, rege qual son io, m’è tolto Esser largo d’onor: farti più grande Nessun mortale il può; ma un premio io tengo Caro alla tua pietà, la gioia e l’alte Lodi d’un padre. Salvator d’un regno, La tua gloria or comincia: altro più largo E agevol campo le si schiude. I dubbi, Ed i timor, che a’ miei disegni un giorno Tu frapponevi, ecco, gli ha sciolti il tuo Braccio; ogni scusa il tuo valor ti fura. Dissipator di Francia! io ti saluto Conquistator di Roma: al nobil serto Che non intero mai passò sul capo Di venti re, tu di tua man porrai L’ultima fronda, e la più bella.

ADELCHI.

A quale Tu vogli impresa, il tuo guerriero, o padre, Ubbidiente seguiratti.

DESIDERIO.

E a tanto Acquisto, o figlio, ubbidienza sola Spinger ti può?

ADELCHI.

Questa è in mia mano; e intera L’avrai, fin ch’io respiro.

DESIDERIO.

Ubbidiresti Biasmando?

ADELCHI.

Ubbidirei.

DESIDERIO.

Gloria e tormento Della canizie mia, braccio del padre Nella battaglia, e ne’ consigli inciampo! Sempre così, sempre fia d’uopo a forza Traggerti alla vittoria?

gioja

dubbj

Obbediente

obbedienza

Obbediresti

Obbedirei

nei

SCENA III.

Uno SCUDIERO frettoloso e atterrito, e DETTI.

LO SCUDIERO.

I Franchi! i Franchi!

DESIDERIO.

Che dici, insano?