Italian poem
Ménage.
by Annie Vivanti (1866–1942)
Oggi sposati. Ei la conduce a casa, Del vago regno timida regina. Ella a lui tien la mano stretta stretta, Ed il bel volto trepida reclina.
Egli orgoglioso e lieto se la trae Di stanza in stanza. — Ella così ritrosa Tutta arrossendo rassomiglia un fiore Che in un sarebbe e sensitiva e rosa!
Giunti sul limitar del vago nido Ove a quest'uccelletto spaventato L'ali frementi legherà Cupìdo, Egli dinnanzi a lei s'è inginocchiato:
E: “A te fo voto consacrare intero L'avvenire e la vita! Al mio desìo Basti tu sola: e gioia e luce e gloria Cercherò nel tuo sguardo, angelo mio!„ —
Sposi da un mese. Egli ritorna a casa Allegro, frettoloso, impazïente: Sale i gradini a tre per volta, e pensa Che sopra attende un viso sorridente,
E porta, e braccia aperte ad incontrarlo: Ella dalla finestra l'ha veduto. E sempre corre ad aspettarlo fuori Per dargli sulla soglia il benvenuto.
Linda, tutta freschezza e leggiadrìa, D'un nastro azzurro i bei capelli adorni.... Egli la bacia, e poi: “Sposina mia, Sai che diventi bella tutti i giorni?„ —
Sposi da quattro mesi. Ei torna a casa. “Addio, Nina. Stai bene? È pronto il pranzo?„ Ella, le mani nere e il viso acceso, Torna in cucina a far bollire il manzo. —
Sposi da un anno. Egli ritorna a casa Stanco, di mal umore, impolverato: Ella gli va ad aprire, ed è in ciabatte E in abito da camera slacciato.
— “Eh! ci vuol altro! Non s'ha tempo o voglia Di starsene allo specchio a far toletta: Quel bimbo strilla tutto il santo giorno. Che vita è questa, Vergin benedetta.„
Egli dalla poltrona la contempla Così mal messa, spettinata tutta, Intenta a spolverar tavola e sedie. È dimagrita. Egli la trova brutta.
E la sua mente torna a un quartierino Di poche stanze chiare ed eleganti, Dal lucido mobiglio, dai tappeti Morbidi, da' cristalli scintillanti.
E la sua mente fermasi e riposa Sulla figura bella ed indolente Di donna inciprïata e bionda e bianca In lunga veste serica movente.
Ancora ne ricorda l'indirizzo. Sicuro. — È un anno o più da che la vide.... — Intanto la sposina scarmigliata Allatta il suo piccino e gli sorride.
TUTTI I SANTI.
È il dì dei Santi. — Ogni donnina pia Oggi prega più a lungo dell'usato, All'Angelo Custode od a Maria, O al Santo protettor che le fu dato.
Io pure al Santo mio fo' voti e preci, Mi prostro innanzi al mio buon Santo anch'io. Ridete? Ma ne val de' vostri dieci Il Santo mio!
Non se ne parla nella Sacra Storia: Non per la fede torturato e ucciso, Non lo circonda un'iride di gloria, Nè siede tra gli eletti in paradiso.
Mai non fu chiesa eretta a suo onore; Ma tempio gli è l'eterna anima mia, Ed un altar gli ho fatto del mio core Ove regni in eterno! — E così sia.
I miei pensieri, alati cherubini, Gli stanno attorno e cantan l'orazioni. Cantan per messa i versi miei divini: E Cupido dirige le fazioni!
Cupido veste l'abito talare, Cupido fa da Padre confessore, Accende le candele sull'altare E con la face sua m'incendia il core!
Il Santo mio dall'alto altar sorride. E cessan preci, penitenze e affanni; Chè ogni altra cosa oblìa chi mai lo vide Nell'altera beltà de' suoi vent'anni!
E quanto a la sua Santità, vorrei Che rimanesse un punto incontrastato: L'hanno martirizzato gli occhi miei, E il mio amore l'ha santificato!