Italian poem
Di spiegar vostri vanti
by Antonio Bruni (1593–1635)
Di spiegar vostri vanti giá m’acquista vigor, grazia m’impetra da le muse mia cetra fra i cigni e fra gli amanti. Quinci a voi giro il cor, volgo lo stile, prezïosi legami, nembi d’oro sottile, auree nubi, aurei stami. Ai vostri merti il metro avrá concorde, se de le vostre fila avrá le corde. Voi, luminose e pure, sol fate ai lumi altrui ben ricchi oltraggi; sol presso ai vostri raggi l’alba ha le chiome oscure; voi, ondeggiando in prezïosi errori su le guance fiorite, al naufragio de’ cori, o belle chiome, aprite, con tremolo sereno, aria celeste, su ’l vaneggiar de l’aure auree tempeste. Sciolte in anella d’oro, di voi caro è l’error, grazia il disprezzo; in voi l’industria è vezzo ed è ’l vezzo decoro. Non so dir se con gioia o se con onte de l’alme innamorate sul collo e su la fronte voi scherzando baciate talor candido avorio e nevi intatte, animato alabastro e vivo latte. Nove anella talora pur forma in voi dal lucido orïente aura lieve e ridente, ministra de l’aurora; sí che mentre ondeggiate ai soli estivi con lei, che lussureggia con errori lascivi, non sa chi voi vagheggia, del servaggio d’amor fatti trofei, se son vostri gli errori o pur di lei. Ma qual maestra mano, di qual ricca materia ignota a noi le fila ordisce a voi, con lavoro sovrano? Forse de’ velli d’òr per cui ne gío cosí Giason famoso, a voi le fila ordío ingegnero ingegnoso? o per ordire a voi fila sí belle filano il Sol la luce, i rai le stelle? Se tronche vi rimiro, di farne corde a l’arco Amor la palma porta, o lacciuoli a l’alma che legata sospiro; o pure a’ rai de l’amorosa face, tratte su l’alte sfere in un groppo tenace da l’acidalie schiere, vi trasforma possente il dio di Delo di crin reciso in terra in stelle in cielo. S’in lavacro d’argento, entro i cui flutti Amor le piume asperse, io vi contemplo immerse, a contemplarvi intento gode l’alma di voi l’aureo riflesso per l’argentato umore; anzi l’umore istesso solo al vostro splendore che fa l’aure piú fosche anco serene, se d’argento giá fu, d’oro diviene.
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