Versos Italian Antonio Pucci L'alta virtù di quel collegio santo

Italian poem

L'alta virtù di quel collegio santo

by (1310–1388)

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L’alta virtù di quel collegio santo Che adorna di Parnasso il sacro monte Con quella illustre fronte Che fa versificando a molti onore, Spiri per grazia in me tanto valore, Ch’i’ possa con be’ versi dire in rima Le gran bellezze prima E poi l’alta virtù di quella a ch’io Mi son per servo dato, e nel cor mio Non tengo altro pensier se non far cosa Che a lei sia dilettosa, E son più suo che non son di me stesso. E per trattar di quel ch’i’ ho promesso, Comincio a’ crespi suo’ biondi capelli Lucenti sì che a quelli D’Apollo hanno la fama e ’l nome tolto. E nella sommità del suo bel volto, Che fa ciascun che ’l guarda innamorare, Si vede a punto stare L’alta lucente e spazïosa testa; E si scorgono ivi a piè di questa Nere e sottili due arcate ciglia: E pien di maraviglia Riman ciascun che guarda i lucenti occhi; Però che vi par dentro Amor che scocchi Saette d’oro, e punge altrui con elle. E son le gote belle Piene e vermiglie come vuol ragione. Il naso ha tanta bella fazïone, Che fa maravigliar giovani e vecchi. Puliti e par’ gli orecchi, Pigliando ognun la parte che gli tocca. E, quanto a me, ella ha più bella bocca Che di Lavina non scrisse Vergiglio; Fregiati di vermiglio I due labbri sottili; e, quando ride, Alquanto l’un dall’altro si divide; Sicchè dimostra i suoi piccoli denti Bianchi e rilucenti, Che l’uno a lato all’altro è ben commesso. È ’l mento tondo, pieno, un poco fesso; E tanto ben risponde all’altre cose, Che colui che ve ’l pose Debbe di ciò per certo saper l’arte. E quanto a punto bene a parte a parte Fu fatto ’l viso al qual nïente manca, La gola svelta e bianca Immaculata senza alcun difetto! L’ampio compresso e ben composto petto, Nel qual di duo pomette mi par l’orma, Ha tanto bella forma, Che appor non vi porrìa senno umano. Grosse distese braccia; e la sua mano Bianca vezosa sottile e pulita; Sottili e lunghe dita Coll’unghie rilucenti un poco tenere. Tutt’altre parti d’esta nuova Venere Che son coperte di sue belle veste, Dicemi Amor che queste Rispondon ben siccome ragion chiede. Da poi ch’ella è così dal capo al piede Ripiena di bellezza, io come lieto Dirò che Policleto Non la potrebbe disegnar più bella. E sopra ogni altra donna ella favella Dolce benigna, pulito, appuntato; E non le segga a lato Chi non è come lei pien d’onestade. Alquanto ella par donna di beltade Negli atti e modi suoi tanto donneschi, Che par che di lei eschi Quanto esser può in donna leggiadrìa. E quando vegga l’altre per la via, Piglia l’andar soave; e come grue Va sopra sè; e piùe Va pellegrinamente d’un falcone. Ed ha sempre con seco ogni stagione Sì dolce e vaga e bella contenenza, Che d’ogni riverenza La fa parer sopr’ogni donna degna. E non pur la prudenzia in costei regna; Ch’ella è costante benigna e temprata, Che par ch’ella sia stata Sempre governator di tutto il mondo. La magnanimità può ire al fondo Certo non mai, mentre che ella vive: Però chi di lei scrive Può largo dir ch’ella ne sia sostegno. Or pensa tu, lettor, s’hai fior d’ingegno, Se questa donna è bella e dilettosa Sottile ed ingegnosa, Nè puossi con ragione appor nïente. A questo poss’io dire arditamente, Che di qual donna maggior fama vola Costei per sè la ’mbola, Occupando d’ogni altra il favellare. Ed io mi posso più d’Amor lodare Che nïun altro amante che mai fusse, Da poi che mi condusse Amar la donna d’ogni donna donna. E più mi loderei, se questa donna Fusse nel core in verso di me punta Dell’amorosa punta Di quel quadrel che accese il cor d’Elèna, O pur ch’ella sentisse quella pena Ch’infiammò Dido del troiano Enea, O quella di Medea Che fe a Giason acquistar tanto onore. E, se quest’esser non può, i’ priego Amore Che certa faccia lei della mia doglia, E che le piaccia e voglia Saper quanto le son servo fedele: Ed ella, che già mai non fu crudele, Dolce, benigna, con un lieto aspetto, Spero che mi darà qualche diletto.