Versos Italian Benedetto Menzini Vaghe Ninfe dell'Arno avvezze al canto

Italian poem

Vaghe Ninfe dell'Arno avvezze al canto

by (1646–1704)

Listen in the reader

VAghe Ninfe dell’Arno avvezze al canto, Tessiamo a Laura un’immortal corona, Che vinca ogn’auro, ogni più bel smeraldo, Vinca l’Arabe perle e vinca il saldo Diamante, or che i suoi pregj offre Elicona E minor sia dell’altra Laura il vanto, E goda al nuovo onor d’Etrusca Musa Quel Grande, che lodò Sorga e Valclusa. Quel Grande, che lodò Sorga e Valclusa Se al campidoglio della Fama eterno Traesse in mostra e senno e cortesìa, Oggi per duce a mille schiere andria aura, cui di virtude armarsi io scerno Sotto il di lei forbito usbergo chiusa; E già de’ lauri suoi cinta le chiome I trionfi e ’l valor porta nel nome. I trionfi e ’l valor porta nel nome Laura gentile, a cui le rive e i colli Raddoppian con diletto Inni canori: Non gli aceesi di Marte aspri furori, Nè di sangue le man vermiglie e molli Hanno per Laura incatenate e dome, Schive di servitù, ritrose genti, Ma il dolce suon de’ suoi cortesi accenti. Ma il dolce suon de’ suoi cortesi accenti Solea talor dell’altrui penna d’oro Alle nove armonìe destar lo stile; E il canto mio, ancorchè basso e umile Vide la bianca oliva e ’l casto alloro Chinar le cime e rallegrars’i venti; È dove il nome risplendea di Laura Dier plauso i fonti lusinghieri, e l’aura. Dier Plauso i fonti lusinghieri, e l’aura Quando Laura dal Ciel scendendo venne A far di sè la terra alma e felice: Nuova tra noi vaga d’onor fenice Ebbe lucenti, ebbe purpuree penne E la fronte che al Sol s’inostra e inaura; E fu d’intorno ai Toschi lidi udito: Ha questa ogni bel pregio altrui rapito, Ha questa ogni bel pregio altrui rapito, Che in lieto volto maestà riserba, E molle ivi sarìa rigore e sdegno: A canuti pensier vivace ingegno Dalla prima congiunse etade acerba, E fè soave alle sue lodi invito: Più d’un cigno potea per chiaro farse, Sovra l’ali di Laura all’aura alzarse. Sovra l’ali di Laura all’aura alzarse Possono i cigni, e tra le ardenti stelle Ivi ammirar le Ariannee corone, E quant’altre la Grecia al guardo espone Femmine illustri gloriose e belle Tutte di fama e di splendor cosparse; Ma cede al nuovo il prisco onor primiero, Siccome cede il falso al par del vero. Siccome cede il falso al par del vero, Così Laura in virtute ogn’altro avanza: E l’invitta memoria anco riservo, Quando del mio Signor fui nobil servo, E per lui trassi inclite Muse in danza, E d’un lauro fecio segno al pensiero: Sparsi voci canore, e lieto udille Nobil palagio, ampj teatri, e ville. Nobil palagio, ampj teatri, e ville Vider, come divien per fama illustre Nell’altrui nome un’incerata canna; Benchè di sormontare in van s’affanna Oltre alle nubi un roco augel palustre, Che non soffre del Ciel raggi e scentille; Ma spiega all’aura i canti ardita lira Ove l’aura di Laura amica spira. Ove l’aura di Laura amica spira Venite, alme Sorelle, a lei d’intorno A guidar lieti ed amorosi balli:, Le applauda il colle e i tremuli cristalli, E i fior più lieti all’apparir del giorno, E l’aura che d’amor dolce sospira: E voi prendete a celebrarla intanto, Vaghe Ninfe dell’Arno avvezze al canto.