Italian poem
Sparghiam Viola e Rosa
by Benedetto Menzini (1646–1704)
SParghiam Viola e Rosa, Alla celletta intorno, Dov’ebbe umìl soggiorno Vergine avventurosa, Che chiusa in casto velo Fe’dolce forza al Cielo. Al Ciel da cui discende Gran Messaggiero alato, Che d’aurea luce ornato Tutto di luce accende Dovunque ei passa, e insegna Ben di qual luogo ei vegna. O verginella eletta, In te la grazia ha il regno, Di sua salute il pegno Da te già il Mondo aspetta: Pegno e parto felice Di te, gran genitrice. Ella a quel dir le ciglia Grava d’alto stupore, E picciol vaso è il cuore A tanta maraviglia: Ma poi Nume l’adombra, Nume che orror disgombra. Già dall’eterea soglia, Come in cristallo il raggio, Fa il Verbo in, lei passaggio, E prende umana spoglia; Stelo in stelo fiorito, E giglio a giglio unito. Te gran padre, che desti Col figlio ogni tesoro, Te santo Amore adoro, Che sposo a lei ti festi, Ch’or sull’empiree squadre Splende regina e madre. PIanger vid’io Nocchieri avari, Che ’l vento rio Pe’ vasti Mari Trasse lor legno, E ’l fero sdegno Già non sostenne, E a perir, venne. E pianger vidi ll sesso imbelle, E in alti gridi Ferir le stelle