Italian poem
Pianger vid'io
by Benedetto Menzini (1646–1704)
PIanger vid’io Nocchieri avari, Che ’l vento rio Pe’ vasti Mari Trasse lor legno, E ’l fero sdegno Già non sostenne, E a perir, venne. E pianger vidi ll sesso imbelle, E in alti gridi Ferir le stelle Quando per morte, Od altra sorte, Furo i graditi Figli rapiti. Vidi le spose Gemer dolenti Per le crucciose Guerre frementi, Che diero ai danni, E ai crudi affanni, E a spade ignude La gioventude. Io non mi cingo Di fino acciaro, Nel cuor non stringo Pensiero avaro, Ne donzelletta Geme soletta, Perch’io sia gito A stranio lito. Qual sia cagione Di mie querele? Se in ria stagione Nembo crudele Di grandin scuote, E ne percuote L’uva, che ’l tino Vuol già vicino. Di questo solo Provo tormento, E per il duolo Tal fo lamento, Che tal non feo Piangendo Orfeo Fatto infelice Per Euridice.