Italian poem
Serenissimo Senato
by Carlo Innocenzo Frugoni (1692–1768)
Serenissimo Senato, Un Poeta indebitato, Trattenuto dai timori Degli attenti Creditori, Se ne viene al vostro Trono, E ben degno è di perdono. Se il cammin mi fosse aperto, Padri eccelsi, vorrei certo Col tributo de’ miei carmi In persona a voi prostarmi. So, che sempre meglio chiede Quell’ossequio, che si vede, Che si move, parla, espone, E risponde a chi s’oppone, Profittando de’ momenti Favorevoli ai Presenti. Ed in vero, o saggi, o prodi Del Ben pubblico custodi, Padri eccelsi, quand’io venni, E pregai, quali non ottenni, Supplichevole Oratore, Clementissimo favore? Sono in Parma, ov’ho la sorte Di servire in regal Corte, Che in due Principi rinserra Quanto v’ha di grande in Terra. Passo giorni tristi e neri Carco d’anni e di pensieri, Perchè ho debiti parecchi, Parte nuovi, e parte vecchi, Che per vivere ho contratti, E non ho mai soddisfatti. Al mio cuor son tante spine Mille intere Genovine, Che fur prestiti cortesi, Ch’eran d’altri, e ch’io già spesi, E che prima di morire Vorrei pur restituire. Ma far questo e come mai, Come uscir di tanti guai Se non ho per mio sostegno Che la penna, e che l’ingegno? Sono, ohimè!, per ogni lato Dalla angustie circondato: Son ridotto a non potere Farmi in Pubblico vedere: Chè se mai con piè dubbioso Fuor la testa metter oso, Invan studio gir lontano Da chi cercami, ed invano Per fuggir questo pcricolo Muto calle, e muto vicolo, Che per tutto a mio rossore Sempre trovo un Creditore. Nè mi giova a volto basso Toccar via, che ad ogni passo Son tirato per i panni: Chi mi dice son vent’anni, Chi son dieci, e chi son sei, Che non veggo i denar miei. Per non esser sì confuso Neppur valmi lo star chiuso; L’uscio mio, se in casa stò, Aver bene mai non può: Che chi deve aver da me Vi stà fermo su due piè, Batte, picchia,. e all’uscio muto, Che battuto e ribattuto Non risponde, nel partire Dice cose da non dire. Padri eccelsi, un Uom, che è nato Sotto un Ciel così onorato, Così pien di libertate, Come quello, ove regnate, Viver deve sempre carico Di vergogna e di rammarico, Senza speme di riscatto Di que’debiti, che ha fatto? Dovrà eterno prigioniero Viver sempre in Ciel straniero? Uom, che sempre per affetto, Per dovere fu soggetto Alla Ligure immortale Nobil sua Patria regale: Uom, che amolla ovunque ei fosse, Che di gioja si commosse, E innalzò la fronte altera Quando videla guerriera Col valore de’ suoi Figli Trìonfare de’ perigli? Uom che ignoto alfin non è, E che a Genova non fè, Non fè al Sangue ed a’ Parenti Disonor co’ suoi talenti? Niun sollievo a lui darà La Fraterna Eredità, Mal disposta, mal divisa, Ed in parte anco indecisa? So, che appena riverenti Le mie Suppliche innocenti, Padri eccelsi, a voi verranno, Contro me congiureranno Gl’inflessibili rigori De’ miei santi Esecutori, E con grave autorità Da lor forse si dirà: Che adempiuto ogni Legato, Ogni Debito pagato, Deve il resto esser assunto In suffraggio del Defunto; E che son gli altri danari Di que’ tanto a Cristo cari Poverelli del Vangelo, Che son degni del lor zelo. Ma se a’ Poveri lasciò Il Fratello, che testò, Ignorar come potea, Trascurar come dovea, Che il Maggiore Poverello Era appunto suo Fratello? Quasi sacre ( e chi nol sa? ) Son l’estreme volontà. Del suo faccia quel che vuole Chi per sempre perde il Sole; Faccia quel, che più gli piace; Faccia il Giusto, e vada in pace. Ma chi muor, perchè in buon’ora Non provvede ai Vivi ancora? Perchè lascia in tomba esangue, In miserie il proprio sangue? Perchè, oh Dio!, sente, e non cura ll gran dritto di Natura, Che Dio stesso d’alto regge, D’alto modera, e protegge? Dritto santo, eterno dritto, Più che in carte impresso e scritto Dentro il cuore delle genti Dal Signore de’ Viventi. Oh fraterno Testamento, Con qual l ena io ti rammento! Perchè in te leggo, e ravviso Quel, che forse in Paradiso Può tardare al Fratel mio Il gran Ben di veder Dio! Padri augusti, che il potete, Al suo meglio provvedete, Abbia omai dall’alta mano Del poter vostro sovrano Con reciproco conforto, Bene il Vivo, e pace il Morto.