Versos Italian Carlo Innocenzo Frugoni Sparve il nemico gelo

Italian poem

Sparve il nemico gelo

by (1692–1768)

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Sparve il nemico gelo: Mutò la Terra aspetto: Mutò vicende il Cielo: April ritorno fè. Perchè non esci ancora, S’ogni sentier verdèggia, S’ogni sentier s’infiora, Dori, al tuo vago piè

Non basta a così bella Stagion l’aura che pasce, Il Sol che rinnovella L’erbe, le piante e i fior: Vuol sotto i tuoi bei sguardi Ancor più bella farsi, E vuol co’ nuovi dardi Vederti al fianco Amor.

Alla sua Flora ingrato, Su le infedeli penne Zeffiro innamorato Te cerca riveder: Scende il ruscel dal monte, E mormorando chiede Servir alla tua fronte Di specchio passaggier.

A te sul verde piano Belando van le Agnelle, Che la tua bianca mano Soleva accarezzar: T’aspettano i bei colli, Ti chiaman gli antri ombrosi, Su cui l’edere molli Tornano a serpeggiar. Quel querulo Usignolo Vedi di siepe in siepe, Di pianta in pianta al volo L’ali inquìete aprir: Quel tuo divin concento, Che da un bel labbro parte, Cerca ove possa attento Tra fronda e fronda udir.

Oh che soavi note Udir farebbe al bosco, Ancora al bosco ignote, Cantore lusinghier, Se mai t’udisse, quando Con la volubil voce Tutte sì ben tentando Vai l’arti di piacer!

Quel giovane Torello A te forse ancor mugge: Ah se mai fusse quello, Dori, che il Mar solcò; Il Mar, che in salse spune L’onda fraterna aperse, E il trasformato Nume Col furto trasportò l Con le pendici intorno La valle a te rinverde, La valle, ove soggiorno Fa l’emula del suon: La Ninfa sventurata, Che ancor loquace sasso Piange non riamata L’ingrato suo Garzon.

Da me de’ pregj tuoi, Dori, le lodi attende, Che ripercosse poi Fedel sa rinnovar; E muta, non so come, Ad altri non risponde. Quasi men caro Nome Sì sdegni risuonar.

A te par, che frondoso Ringiovenisca il faggio, Che grate al tuo riposo L’ombre rinascer fà; E ristorarti stanca Spera, o qualor più ferve, O quando in Ciel già manca Il dì che altrove va.

Tutto a te gioia spira, Tutto t’invita, e ride: Pronte le Grazie mira I passi tuoi seguir; E pendere leggieri Su l’ale, ed affrettarti I Genj, ed i Piaceri, E i teneri Desir.

In Ninfa bosohereccia, Sù, Dori mia, t’abbiglia, Il nero crine intreccia, Succingi il colmo sen: Di un Cappellin contesto Di paglie il volto adombra, Che il caldo Sole infesto Mal soffre, e mal sostien.

Vieni, sì, bella Dori, A confrontar, deh! vieni Con la stagion de’ fiori L’amabil tua beltà. Tacito Amor mel dice E Amore non m’inganna: Al paragon felice Io so chi vincerà.