Italian poem
Deh! quando rivedrò 'l dolce paese
by Cino da Pistoia (1270–1336)
Deh! quando rivedrò ’l dolce paese Di Toscana gentile Dove ’l bel fior si vede d’ogni mese, E partirommi del regno servile, Che anticamente prese Per ragion nome d’animal sì vile; Ove a buon grado nullo ben si face, Ove ogni senso e bugiardo e fallace Senza riguardo di virtù si trova; Però ch’è cosa nova Straniera e peregrina Di così fatta gente Balduina. O sommo vate, quanto mal facesti A venir qui: non t’era me’ morire A Piettola colà dove nascesti? Quando la mosca per l’altre fuggire In tal loco ponesti, Ove ogni vespa doverrìa venire A punger quei che su ne’ boschi stanno. Come scimia senza lingua vi stanno, Che non distinguon pregio o bene alcuno. Riguarda ciascheduno, Tutti a un par li vedi De’ loro antichi vizi fatti eredi. O gente senz’alcuna cortesìa, La cui invidia punge L’altrui valore e d’ogni ben s’oblìa, O vil malizia, a te però sta lunge Di bella leggiadrìa La penna ch’or Amor meco disgiunge. O suolo, suolo, vôto di virtute, Perchè trasformi e mute La gentil tua natura, Già bella e pura, del gran sangue altero? Ti converrìa un Nero O Totila flagello, Da poi ch’è in te costume rio e fello. Vera satira mia, va’ per lo mondo, E di Napoli conta Ch’ei ritien quel che ’l mar non vuole al fondo.