Versos Italian Cino da Pistoia Lo gran disio, che mi stringe cotanto

Italian poem

Lo gran disio, che mi stringe cotanto

by (1270–1336)

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Lo gran disìo, che mi stringe cotanto, Di riveder la vostra gran beltate, Mena spesse fïate Gli occhi lontani in doloroso pianto: E di dolore e angoscia è tal pietate, Che Amor devrìe venir da qualche canto A voi, per fare alquanto Membrar di me la vostra nobiltate; Poi ch’è secondo la sua voluntate; Sì che quasi nïente in me risiede, Vien d’ogni tempo e riede Lo spirto, donna mia, ove voi state: E questo è quel ch’accende più ’l disìo Che m’uccidrà, tardando il redir mio. Non so se Amor, per questa pietà sola, In lei cangiato, a voi, madonna, vegna; Chè pur ciò non m’insegna Lo ’nnamorato spirito che vola. Però con più dolor morte mi spegna: Ch’io fino; e voi credete a tal parola Ch’è sì come una sola, Che morto è quei cui ’l nome or vi disdegna. Oh Dio!, che ’n vece della morta insegna Qualche figura pinta in mio sembiante Poi v’apparisse avante! Chè, quandunque di me pur vi sovvegna, L’alma che sempre andrà seguendo Amore Gioia n’avrà come fosse nel core. Quanto mi fora ben sopra ogni cosa, Se voi doveste sopra ’l mio martìro Far lo pietoso giro De’ bei vostr’occhi là ’ve Amor si posa! Chè, come ho sempre desto ’l mio sospiro, Vi chiamerei, di selvaggia, pietosa. Per ciò ched amorosa Per me chiamarvi avuto ho un desiro; Ancor che quando in vostra beltà miro Che fugge il saver nostro e quanto e come, Selvaggia n’è 'l bel nome; Nè fuor di sua proprïetà lo tiro, S’ancor vo’ dir selvaggia, cioè strana D’ogni pietà, di cui siete lontana. Ma poi che pur, lontan di voi vedere, Lasso!, convien che di mia vista caggia La vostra mente saggia, E ’l core sempre men potrà valere; Prego che quel disdegno più non aggia, Che nacque allor che cominciò apparere In me sì come fere Lo splendor bel che de’ vostr’occhi raggia; Et ogni mal voler vêr me ritraggia, Se, guardando, noioso a voi so’ stato; E non vi sia in disgrato Se da me parte, chiamando Selvaggia, L’anima mia ch’a voi servente viene: Voi siete ’l suo desìo e lo suo bene. Canzone, vanne così chiusa chiusa Entro in Pistoia a quel di Pietramala; E giugni da quell’ala, Dalla qual sai che ’l nostro signor usa; Poi sì, se v’è ’l dritto segno. . . . . . Guardami, come dèi, da cuor malvagio.