Versos Italian Domenico Lazzarini Nella nobil cittade

Italian poem

Nella nobil cittade

by (1668–1734)

Listen in the reader

Strofe I. NElla nobil cittade, Cui bagna il Sile, e donde tragge il nome Un felice d’Italia almo paese, Venite meco, la mia fredda etade Non isdegnando e le canute chiome, Urania e Clio delle bell’opre intese. Io non v’invito fra le rose e i mirti A favellar d’amore; Ma dentro un chiostro di quel vero onore Di cui son vaghi i più severi spirti: Colà vedrete esempj Di virtù così rari, Che ne usciran versi pregiati e cari. Antistrofe I. Entro di quelle mura Vedrete chiusa una gentil donzella, Che disprezzò quanto nel Mondo è caro: Quanto potè Natura La formò sopra il mortal uso bella, E ne prese l’idea nel Ciel più chiàro: Ogni più allegra stella a lei si volse

Nel chiaro nascimento: Ogni più scelto pregio, ogni ornamento Delle più illustri donne in lei s’accolse; E in lei sola vedrete Tutte insieme cosparte Bellezza, leggiadria, natura: ed arte.

Epodo I. Videla con diletto Nel suo già verde aprile L’inclita patria, e ne sperava un giorno, Che nel talamo adorno Congiunta ad un signor di lei simile Venisse madre di novelli eroi, Qual furon gli Avi suoi: Colla gloria e cogli agj Amore unito Si promettea nel di lei tetto avito Belle e sicure palme Delle più nobil’alme.

Strofe II. Ma lo sperar fu vano Da così saggia donna opre terrene; E vaga d’altro che di van desio, Ella il vero immortal sommo e sovrano, Ed agli occhi del Mondo occulto bene Non mai cercò, non sperò mai che in Dio. Perciò lasciata la felice e chiara Patria, e l’inclita avita Casa, ove nacque ed ove fu nudrita, Se n’andò in parte più solinga e cara: Ivi chiuse per sempre, Per invaghirne il Cielo, La bella luce del suo fragil velo.

Antistrofe II. Ma non è già di voi, Muse, il ridir quante imprendesse e quante Nel primo anno già corso opere eccelse. Le cure e i pensier suoi Non altro fur, che le tre belle e sante Virtù, che guide del suo viver scelse. Bello il veder soggetta all’altrui cenno Chi comandar dovea E priva d’agj chi ’l bel fior n’avea, E ne’ verdi anni un sì severo senno, Ma più bello il vederla Accesa gli occhi e ’l volto Di quel bel fuoco, che ha nel seno accolto.

Epodo II. Beata lei cui splende La sovrumana luce Del Vero eterno; e più beata ancora Per quel che la innamora Fuoco divin, ch’alle bell’opre induce! Fuoco principio di serena pace, Che sincera e verace Or ella gode in Terra, e godrà poi Molto miglior là fra i celesti eroi Quando, sciolto il suo frale, Diventerà immortale.