Italian poem
Alla poverella della chiesa
by Emilio Praga
Elemosina a lei, la poverella Che un dì fu bionda, giovinetta e bella.
Fulgida, allor, le garrule barriere Correvi in caccia di pupille nere,
Questuando il sorriso e la carezza Benedicendo i cenci e l’allegrezza....
E forse ancora qualche vecchio amico, Dalla febbre e l’età fatto pudico,
Ti getta il soldo fra le vecchie coscie, Ed entra in chiesa, e non ti riconosce!
Elemosina a lei che, a mane e a sera, Vaga in sogni di fame e di preghiera.
Come gli affreschi rosi e scolorati, Come i fior che i devoti han condannati
A intisichir di noia e di fetore Fra le candele dell’altar maggiore;
Come tutto che langue, o manca o fugge, Tutto che il tempo invola, e l’uom distrugge,
O vecchia cieca tu sei sacra e buona, E ben giri quaggiù la tua corona.
Elemosina a lei che a mane e a sera Vaga in sogni di fame e di preghiera.
Chi, contemplando i mistici destini, Ama gli astri del ciel nei fiorellini;
Chi sente, al mar dei secoli curvato, L’avvenir ricongiungersi al passato;
Chi abbandona, oltre il mondo, il crocefisso, Non entra in chiesa, ma ti guarda fisso,
E l’ignoto Signor nel tuo lo vede Occhio pieno di morte, e pien di fede.
Elemosina a lei, la poverella Che un dì fu bionda, giovinetta e bella.