Versos Italian Ferdinando Fontana A Una Donna Intelligente

Italian poem

A Una Donna Intelligente

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Quand'io lessi i tuoi versi Ho pensato alla gioja Immensa e alla sventura Di chi può amarti, o bella crëatura.

Ho pensato all'arbitrio del destino, Che ti formò col puro cäolino Con cui formò il cervello dei veggenti: Ho pensato al delirio Di chi baciò i tuoi begli occhi lucenti; All'angoscia di chi, dopo il delirio, Vorrà, tremante, interrogarti il cuore, E, forse, troverà lento e sbiadito. Come un suono che muore, L'amoroso battìto!

Strano connubio!... Donna e intelligenza! I sogni, che s'incarnano Nella gentil parvenza! Strano connubio!... Intelligenza e donna!... Lucifero che cela il ghigno orrendo Sotto un pallido volto di Madonna! Una bionda e leggiadra testolina, Un gingillo da pôr sovra un guanciale, Che scruta ed indovina Il cupo abisso del Bene e del Male? Strano connubio!... Donna e intelligenza!... Una mandòla, cui la man d'amore Sa cercare una languida cadenza, E a cui scuote le corde Questo fantasma che sussulta e spia, E bacia, e sferza, e morde, E che gli umani chiaman: Poesia!

Quand'io lessi i tuoi versi Ho pensato alla gioja Immensa e alla sventura Di chi può amarti, o bella crëatura!

Io vorrei che alla mia donna adorata Mormorasse un mortal detti d'amore, Perch'io potessi trafiggergli il cuore O morir di sua mano; Ma, ginocchioni, il ciel supplicherei Che tenesse lontano Dal suo capo gentile Il più spietato dei rivali miei, Il Pensier, che solleva Il tristo tentatore Che un dì fe' perder Eva E poi distrusse ogni sogno d'amore.

E s'io t'amassi, ti verrei dinanzi Colle lagrime agli occhi e il viso bianco, E, come un pellegrin d'affanni stanco, Singhiozzando ai tuoi pie' mi getterei E, baciandoli, o donna, io ti direi:

"Di non udir quaggiù che la mia voce, "E d'esser sorda alle melòdi arcane "Che vibrano nel tuo capo adorato; "Perch'io temo che il sol della dimane "Ti risvegli più fredda all'amor mio; "Perch'io temo che i baci del Pensiero "(Funestissimo Iddio) "Ti tolgano per sempre ai baci miei!"

Questo, o donna, piangendo, io ti direi.

E se tu volgerai, dolcezza mia, Quasi ammaliata, le pupille al cielo Ov'abita il tuo Nume, io, soffocando Nel profondo del cor la gelosia, Afferrerò la balza del tuo velo Per tenerti qui in terra... o per morire, Se a quella reggia d'oro Poëta e donna, tu vorrai salire.

Agosto 1876.