Italian poem
Di lodar noncovelle ho nel pensiero
by Francesco Beccuti (1509–1553)
Di lodar noncovelle ho nel pensiero; ma niente m’infrasca e mi lusinga, e giá corsi al romor son nulla e zero; ma questi io gli darei per una stringa; io vo’ di noncovel fare un guazzetto e son contento che ciascun v’intinga. Questo fia cibo a racconciar perfetto certi nostri svogliati stomacuzzi, e voi, compare, a questa mensa aspetto. Forza sará che l’appetito aguzzi chi di questo si pasce una stemana, né dirá che la starna o ’l fagian puzzi: ma, per non fare a la napolitana, lavatevi le mani e giú sedete, e non vi paia la vivanda strana. Io v’ho promesso di trarvi la sete e non vo’ch’altri in cortesia m’avanzi: di nonconvelle un noncovelle arete. Questo non è soggetto da romanzi, ma da cervelli astratti e da persone che tengon sempre l’astrolabio innanzi. Ma s’io credessi spogliarmi in giubbone, mi son disposto di mostrarvi in rima e la sua stirpe e la sua condizione. Questo è fratei de la materia prima, che voi sapete quanto ci è nascosa e quanto tra’ filosofi si stima. La sua virtute è ben miracolosa: noi avem primamente nel vangelo che Dio di noncovel fece ogni cosa; dico di noncovel fu fatto il cielo, di noncovel fu fatto il sole e ’l mondo, di noncovel fu fatto insino un pelo. Non ha corpo né schiena o cima o fondo e, perch’egli è piú che ’l «dixitte» antico, ognun va in nobiltate a lui secondo; né per ciò se ne gonfia, anzi è nimico de’ superbi e de’ ricchi, e ’l vedrai gire sempre con qualche fallito o mendico. Quando un non sa quel che si fare o dire, costui li siede a canto e l’intertiene e par ch’ozio, riposo e sonno spire. S’un ti dice: — Che fai? — sempre ti viene in bocca: — Noncovelle; — e i contadini n’han le bocche e le panze oggidí piene. Se avessi in casa ben mille fiorini, quando ti porti noncovelle addosso, non ti bisogna temer d’assassini. Mi rincresce, compar, ch’oggi non posso porvi in man noncovelle intiero e puro, com’a dir darvi la carne senz’osso. Per mostrar ben questo soggetto oscuro bisognerebbe l’accademia nostra con quante scole sono in sopramuro. Il gioco spesso e la taverna il mostra; ma se volete andar per vie piú corte donate a me tutta la roba vostra. Si vede scritto ancor sopra le porte d’un bel palagio e ne’ taglieri impresso: io l’ho veduto quando stava in corte. O fortunato un mio compagno adesso, poi che gli ha dato nel suo capo albergo e vi torna alloggiare spesso spesso! Gran cose ed alte in piccol foglio vergo: tacer questo segreto almen dovea o non dirlo ad altrui se non in gergo. Giá noncovelle un ricco stato avea: e, cupido a regnar quel gran romano, Cesare o noncovelle esser volea; e chi sa che non fosse capitano e tra lor non cadesse invidia o gara; non disse giá quelle parole invano. Noncovelle è uno scudo che ripara i colpi de l’invidia e ci difende da la fortuna e da l’insidia avara; ci alleggerisce ancor mille faccende, trafficar, tener conti e far mercati e quel fastidio c’ha chi compra e vende; noncovel ci assicura in tutti i lati da fuochi, da balzelli e da dazieri e da procuratori e da avvocati. Dir non vi posso cosí di leggieri quel che di noncovel dir vi vorrei; ma quel poco ch’io fo, fo volentieri. Io lessi giá su certi libri miei ed ho inteso anco da persone dotte che sol questa è l’ambrosia degli dèi; e quei c’han detto che son le ricotte, e’ non v’è dubbio che pigliâro errore e che parlâr come persone ghiotte. Con questo noncovelle il cacciatore fa star ferma la lepre entro al covile, ben che intorno gli sia baia e romore. Noncovelle è sí vago e sí gentile, che si suol dare altrui spesso per mancia, ed è foggia ducale e signorile. Ecco un popolo in arme e grida e lancia, pien di furore, e pietre e partigiane: tristo colui ch’allora v’ha la pancia! Non val far bandi o ticchetar campane; ma, come è giunto noncovelle in piazza, ognuno al suo gridar queto rimane. Io vi vo’ dire una mia voglia pazza: torrei prima di star con lui per cuoco che con un Cardinal portar la mazza. Ma quanto piú con noncovel mi gioco, tanto piú quel si scema e si scompone e dispár come neve a poco a poco: onde la Musa il calamar ripone e mi dice: — Le tue son bagatelle, e parrá che tu vogli a le persone qualche cosa mostrar di noncovelle.
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