Italian poem
Sodo, fui dianzi, costeggiando 'l fianco
by Francesco Beccuti (1509–1553)
Sodo, fui dianzi, costeggiando ’l fianco del superbo Appennin con passo errante, dov’egli alza le spalle e ’l capo bianco e ’l ciel sostiene a paragon d’Atlante. Ivi strane erbe e peregrine piante non medicaro il mio dolor né manco laghi giovarmi né Sibille o quante magiche prove hanno ’l contorno stanco: e, membrando io che l’amorosa piaga né di Febo curò né di Medea chiara notizia d’erbe o d’arte maga, volsi a Loreto il corso; e quella dea mi fu vera sibilla e vera maga; né trarmi d’esto inferno altri potea.
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- Semplice e nuda ed ali ebbe a le piante
- Sento squarciar del vecchio tempio il velo
- Sí come a picciol strepito che senta
- Signor, le colpe mie danna e correggi
- Sogno, che spieghi al mio bisogno l'ali
- Sospiro il Tebro e 'l mio bel colle Augusto
- Spesso un dolce disio spronar mi suole
- Spieghi pur altri in queste carte e 'n quelle