Italian poem
Sonetto del Bernia
by Francesco Berni (1610–1673)
Non vadin più pellegrini o romei la quaresima a Roma alle stazzoni, giù per le scale sante ginocchioni, pigliando l’indulgenzie e i giubilei;
né contemplando li archi e’ colisei, e’ ponti, li acquedutti e’ settezzonî, e la torre ove stette in doi cestoni Vergilio, spenzolato da colei.
Se vanno là per fede o per desio di cose vecchie, vengan qui a diritto, ché l’uno e l’altro mostrerò lor io.
Se la fede è canuta, come è scritto, io ho mia madre e due zie e un zio, che son la fede d’intaglio e di gitto:
paion gli dèi d’Egitto, che son de gli altri dèi suoceri e nonne e fûrno inanzi a Dëucalïonne.
Gli omeghi e l’ipsilonne han più proporzïon ne’ capi loro e più misura che non han costoro.
Io li stimo un tesoro e mostrerògli a chi gli vuol vedere per anticaglie naturali e vere.
L’altre non sono intiere: a qual manca la testa, a qual le mani; son morte e paion state in man de’ cani.
Questi son vivi e sani e dicon che non voglion mai morire: la morte chiama et ei la lascian dire.
Dunque chi s’ha a chiarire dell’immortalità di vita eterna, venga a Firenze nella mia taverna.