Versos Italian Francesco Maria Gasparri Io trascorsi i campi eletti

Italian poem

Io trascorsi i campi eletti

by (1680–1735)

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Io trascorsi i campi eletti Di Citèra, e d’Elicona, Che volea di quei fioretti Fare al Neri una corona: E tentai con man dubbiosa Ora il giglio, ora la rosa. Puro è il Neri, e puro il giglio; Quegli accende e cuori, e menti: Ed il regio fior vermiglio Porporeggia in foglie ardenti: Ei dell’Arno è onor gentile, Come quei di vago Aprile. Ma un pensiero al cuor mi scese, E dal Ciel forse partìo, Che l’inganno fè palese Al deluso pensier mio; Ed in suono amico al Vero, Sì mi disse quel pensiero: Bianco giglio è amabil latte Della giovin Primavera; Ma di lui nevi più intatte Dispiegò quest’Alma altera, Di cui solo un moto interno Già fugò l’impuro Averno. Sia la rosa ostro ed onore D’odorifera famiglia, Mal però col vivo ardore Del buon Neri il cuor somiglia Cuor temprato alla divina Ardentissima fucina. Cuor, che sempre amando crebbe Nè sua voglia unqua fu paga, Finchè Amor tutto non ebbe Per lui fatto arciero e piaga, Che rinchiuso entro quel petto S’aprì nuovo ampio ricetto. Da quel cuor l’eterno Amante Vibrò strali a mille a mille, Ch’arser poi tant’alme e tante In dolcissime faville, E all’incendio, che destossi, Sorse il Tebro ed allegrossi. E dall’onde aurate e molli, Nel mirar l’altera fiamma: Fuman, disse, i sette colli, Nè vegg’io chi loro infiamma: Vegg’io ben, che angusto loco Roma sembra a tanto fuoco. Sì bel fuoco, ah! che discende Da sorgente eccelsa e diva; E qual ivi arde e risplende, Tal quaggiù distrugge e avviva: Ond’io spero, e non invano, Egual sorte al buon Giordano. Tal sua gioja a parte a parte Dir s’udìo l’angusto Fiume, Benchè sol vedesse in parte Lo splendor di sì gran lume: Di verd’alga indi si cinse, E più lieto al Mar si spinse. Or se il Neri ornar tu vuoi D’almo serto e d’almi fregj; A maniera degli Eroi Orna lui co’ suoi bei pregi E’ caduca ogni corona Che si tessa in Elicona. Vera idea de’ saggj Amanti, O di Dio guerriero e tromba, Chi può mai narrar tuoi vanti, O bellissima Colomba, Luminoso augel reale, Fisso al Sole i guardi, e l’ale? Chi può dir quanta spargesti Di virtù luce infinita, E qual’indi altrui ti festi Mente e cuor, sostegno e vita, O Pastore, che rapella La raminga Pecorella. Chi può dir di tua gran fede Ad oprar prodigj eletta, Che domò sin lei, che fiede Con certissima saetta, E percuote d’egual dardo Egre membra, e sen gagliardo? Per vastissimo Oceano Debil Pin non spieghi antenne, Nè dal suol muova lontano Augellin di prime penne. Sì mi disse, e in grembo al Vero Fè ritorno quel pensiero.