Italian poem
Ora è mancata ogni poesia
by Franco Sacchetti (1332–1400)
Ora è mancata ogni poesìa E vote son le case di Parnaso, Poi che morte n’ha tolto ogni valore. S’io piango o grido, che miracol fia, Pensando che un sol c’era rimaso Giovan Boccacci, ora è di vita fore? Cagion del mio dolore Non è perchè sia morto; Ch’io mi dorrei a torto, Perchè chi nasce a questo passo giugne: Ma quel duol che mi pugne È che nïun riman, nè alcun viene Che dia segno di spene A confortar che io salute aspetti; Perchè in virtù non è chi si diletti. Lasso!, chè morte in picciol tempo ha tolto A te, Fiorenza, ciascun caro e degno. Principio fo da Pietro e da Francesco Che in sacra scrittura vidon molto; Vergogna a tali che portan lor segno, Che appena intendon latin da tedesco, E, perchè qui m’intresco, Tommaso, in questo fiotto, Filosofo alto e dotto (Medico non fu pari a lui vivente); Luïgi, eloquente Retorico con vago e dolce stile; E legista civile Corsin Tommaso, e Niccolò sincero Che fu sì vago di consiglio vero; Paulo arismetra ed astrologo solo Che di veder già mai non fu satollo Come le stelle e li pianeti vanno, Ei venne men per gire al sommo polo; E quei che Marte seguîr ed Apollo, Niccola, Alberto, e Francesco e Manno; E, come tutti sanno, Tre poeti di nome; Che se m’è detto come, Zanobi ed il Petrarca in quel tesauro Ch’ebbon col verde Lauro; L’ultimo e ’l terzo è quel che sopra scrivo. E ciaschedun fu vivo Insieme, e tutti gli vidi ad un tempo: Or non si vede alcun tardi o per tempo: Dunque, s’io piango, fo come colui Che perdendo si duol l’ultima posta, Perchè manca speranza al suo soccorso. Sarà virtù già mai più in altrui? O starà quanto medicina ascosta, Quando anni cinquecento perdè il corso? Qual mente o qual ricorso Aspetto poi che trovi Questa e che la rinnovi, Siccome rinnovò quella Ippocràte? Chi fia in quella etate Forse vedrà rinascer tal semenza: Ma io ho pur temenza Che prima non risuoni l’alta tromba Che si farà sentir per ogni tomba. Questa paura ognora più mi monta Perchè in avarizia ognun si specchia; Qui si comprende studia ed ammaestra. Ne’ numeri ciascuno ha mente pronta, Dove moltiplicando s’apparecchia Sempre tirare a sè con la man destra. Non si truova fenestra Che valor dentro chiuda. Così si vede nuda L’adorna scuola da tutte sue parti; E le meccaniche arti Abbraccia chi vuol esser degno ed alto: Però che questo salto Fa che tal uomo reggimento piglia, Che mal sè regge, e peggio altrui consiglia, Ben veggio giovinetti assai salire Non con virtù, perchè la curan poco, Ma tutto adopron in corporea vesta; Sicchè ben posso aspettar l’avvenire Veggendo che già mai non cercan loco Dove si faccia delle Muse festa. Altri di maggior gesta, Antichi nel senato, Contra Scipione e Cato Ogn’ora fanno e seguon Catelina; E se surgon ’n cina, Per niente tengon Licurgo o Solone A petto a lor persone. Dicendo più saper chi più mal face: E chi più puote l’un l’altro disface. Come deggio sperar che surga Dante, Che già chi il sappia legger non si trova? E Giovanni che è morto ne fe scòla. A cui si vederà l’Affrica avante, Che dell’alto poeta venìa nova Verso costui, ed or rimasa è sola? Chi sonerà parola In letture propinque, Là dove libri cinque Di questo diretan composti stimo? De’ Viri illustri il primo, Conta il secondo delle Donne chiare, Terzo si fa nomare Buccolica, il quarto Monti e Fiumi, Il quinto degli Iddii e lor costumi. Tutte le profezie che disson sempre Tra il sessanta e l’ottanta esser il mondo Pieno di svarii e fortunosi giorni, Vidon che si dovean perder le tempre Di ciascun valoroso e gire al fondo. E questo è quel che par che non soggiorni. Sonati sono i corni D’ogni parte a ricolta; La stagione è rivolta: Se tornerà non so, ma credo tardi. E, s’egli è alcun che guardi, Gli studi in forni vede già conversi, E gli dipinti spersi Che eran sovra le porte in quella seggia Là dove Ceres ora signoreggia. Orfana trista sconsolata e cieca, Senza conforto e fuor d’ogni speranza, Se alcun giorno t’avanza, Come tu puoi ne va’ peregrinando, E di’ al cielo — Io mi ti raccomando. —