Italian poem
A Dante
A DANTE
O
Allora, nei baleni e nell’ombre, lo spirito dell’uomo A DANTE. stette davanti a te, ignudo, senza la sua carne, senza le sue ossa, disvelato davanti alla scienza del tuo dolore; e nel cavo delle tue mani, che sapean l’arme e il fiore, più mansuefatti degli augelli che la neve caccia verso gli asili umani, discesero i messaggi delle divine speranze, i poteri sconosciuti delle verità divine; e ti diede i suoi tuoni e i suoi raggi il tuo Dio, cui tu alzasti il canto che non ha fine.
O nutrito in disparte su le cime del sacro monte, abbeverato solo nell’albe al segreto fonte delle cose immortali, Eroe primo di nostro sangue rinnovellante; oceanica mente ove dieci secoli atroci, carichi d’oro d’ombra di strage di fede e di paura metton lor foci silenziosamente; anima vetusta e nuova, instrutta e ignara, memore e indovina, ove si serra tutto il pensier dei Saggi e palpitano il Fuoco l’Aria l’Acqua e la Terra;
o Risvegliatore, o Purificatore, o Intercessore
A DANTE.per la vita e per la morte, o tu che cresci il vigore della stirpe come il pane nato dal nostro sudore, noi t’invochiamo; o tu che col tuo canto disveli agli uomini i cammini invisibili e discopri i volti nascosti dei destini, noi ti preghiamo; o tu che risusciti l’antica virtù delle contrade e tempri il medesimo ferro per la bontà delle spade e per la gioia delle falci nelle profonde biade, noi ti attendiamo;
perocché tu sii pur sempre atteso in prodigi, come il Figlio del tuo Dio, dai cuori che nei battiti del tuo canto appresero a sperare oltre il volo delle fortune, o profeta in esiglio, e pur sempre su le nuove tombe e su le nuove cune, là dove un’opra si chiuse e là dove s’apre un germe, suoni il tuo nome santo, e il tuo nome pei forti sia come lo squillo degli oricalchi, e solo il nomar del tuo nome, come il turbine agita i lembi d’un gran vessillo, scuota nei suoi mari e nei suoi valchi l’Italia inerme.
Dove sono i pontefici e gli imperatori? Splendenti erano nella specie dell’oro, e stampavano con piedi obliqui le vestigia sanguigne, vestiti dell’antica frode, e i lor vestimenti odoravano. Rotti come i sermenti aridi, perduti come i fuscelli nella tempesta, diffusi come crassa cenere ai vènti. E pallido il postremo alza le mani verso le porte dei cieli e attende un segno, e chiama, e nulla appare fuor che la morte. Ma il cuore della nazione è come la forza delle sorgenti meraviglioso;
e tu rimani alzato nel conspetto della nazione con la tua parola eterna nella tua bocca respirante, col tuo potere eterno nel tuo pugno vivo; e la tua stagione sta su la nostra terra senza mutarsi; e la tua virtù è dentro le radici di nostra vita come il sale è nel mare, come la fecondità è nella nostra terra; e nulla di te perisce nei tempi ma la tua passione, ma il tuo furore, ma il tuo orgoglio e la tua fede e la tua pietà
e la tua estasi e tutta la tua grandezza dura nei tempi come dura la nostra terra.
Tu la vedesti col tuo profetico onniveggente occhio infiammato l’Italia bella, come una figura emersa dall’interno abisso del tuo dolore, creata dalla tua stessa fiamma, con i suoi monti, con i suoi piani, con i suoi fiumi, con i suoi laghi, con i suoi golfi, con le sue città ruggenti d’ire, l’Italia bella; e la tua rampogna la rifece sacra, la tua preghiera fece risplendere di purità le sue membra schiave; sì che sempre gli uomini vedran su lei bella il duplice splendore del cielo e del tuo verbo.
Sol nel tuo verbo è per noi la luce, o Rivelatore, sol nel tuo canto è per noi la forza, o Liberatore, sol nella tua melodia è la molt’anni lagrimata pace, o Consolatore, quando la cruda pena il veemente sdegno il duro spregio si fanno eguali alle più dolci cose della foresta primaverile
e la mano che torturò la carne immonda, che trattò la ghiaccia e il fuoco, la pece e il piombo, gli sterpi e i serpi, il fango e il sangue, tocca segrete corde e nel silenzio fa il divin concento ch’ella può sola.
Cammineremo noi ne’ tuoi cammini? O imperiale duce, o signore dei culmini, o insonne fabbro d’ale, per la notte che si profonda e per l’alba che ancor non sale noi t’invochiamo! Pel rancore dei forti che patiscono la vergogna, pel tremito delle vergini forze che opprime la menzogna, noi ti preghiamo! Per la quercia e per il lauro e per il ferro lampeggiante, per la vittoria e per la gloria e per la gioia e per le tue sante speranze, o tu che odi e vedi e sai, custode alto dei fati, o Dante, noi ti attendiamo!