Versos Italian Gabriele D'Annunzio A Giulio Salvadori

Italian poem

A Giulio Salvadori

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I.

Son paghi i voti miei. Divin custode ondeggia innanzi a la mia porta il mare. Canta, grave e soave: il suo cantare ha un'ignota virtù su l'uom che l'ode.

Qual gregge, con un lento digradare scendon li olivi a le ricurve prode; in su 'l meriggio la pia selva gode le chiome ne la queta onda specchiare.

Son paghi, o amico, i voti miei. Conviene Omero ne' giocondi ozi: non cede pur la sua voce a 'l grande equoreo coro.

Quale il Sole per l'alte aure serene, fulgido, lungo i liti Achille incede ne la lorica tutta quanta d'oro.

II.

In vano, in van tra le colonne parie de 'l mio sogno di lusso e di piacere le bellissime forme statuarie ridon pur sempre.--O sacre primavere

de l'arte antica, o grandi e solitarie selve di carmi ove raggianti a schiere passan li eroi, ne l'arida barbarie de l'evo or chiedo splendami a 'l pensiere

la vostra luce!--Troppo in un malsano artifizio di suoni io perseguii a lungo de l'amor le larve infide.

Ora un lucido senso alto ed umano me invade, poi che novamente udii cozzar ne 'l verso l'armi de 'l Pelide.