Italian poem
A la signorina Silvina Olivieri
Via da la rosea bocca fluiscevi la nota a volo per l’aria tepida si come un effluvio da ’l fiore ne’ mattini placidi d’aprile;
sotto le ciglia più bruni e fulgidi gli occhi ogivali brillano: guardano lontano lontano per l’alto da ignoti fantasimi sorrisi.
Lenta, serena si perde l’anima de ’l vostro canto ne’ dolci fascini; dileguan suavi i pensieri come un volo di farfalle in cielo.
Ed intraveggo là giù oceani vasti d’azzurro: passano incognite fanciulle da l’ali lucenti, bianche, da le lunghe chiome d’oro;
poi palme verdi, pagode ergentisi in orizzonti fiammei di porpora, baiadere da’ fianchi di tigre riguardanti con occhi fatali…
Ma ecco in mesto sospir si smorzano l’ultime note: un subitaneo sinfonico schianto di suoni da li avorii prorompe fremendo;
prorompe a l’aria con strani turbini, con trilli e fughe, come un volubile nugolo di passere argute che trasvola per li occasi rossi.
E segue il canto: la voce ha brividi, strappi, sussulti, ha risi, ha murmuri, bimolli che sono velluti, che son baci e carezze di dee,
fa che s’allungan sì come vipere vive ed alate ne l’aria lucida, ricami sottili di trilli, aüdacie, lentezze, agonie…
Siete una maga?… Io veggo un rapido fluttar di forme indescrivibili, mi sento svegliare ne ’l petto gli entusiasmi de ’l mio primo amore;
e le sopite speranze aëree con lieto ritmo ne ’l cor mi cantano; torno a’ sogni pieni di sole, a le febbri de l’arte divine…
Tal forse un giorno fra l’onde cerule de ’l ionio mare gl’inni mesceano fatali a ’l vagante nocchiero le sirene da ’l virgineo seno.
Ivan gli alati suoni per l’aure dolci siccome l’ambrosie olimpiche, lontan lontano palpitanti con gli effluvii de li aranci via.
Bella Zacinto intravedeasi tra’ violacei vapor de ’l vespero: in fondo una cerchia nivale di montagne sorrisa da ’l sole.