Versos Italian Gabriele D'Annunzio Alla memoria di Narciso e di Pilade Bronzetti

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Alla memoria di Narciso e di Pilade Bronzetti

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ALLA MEMORIA DI NARCISO E DI PILADE BRONZETTI

C

Canta, o Verità redimita di quercia, canta oggi gli eroi al genio d’Italia che ascolta!

Ma ascolta dall’ombra dei monti Trento, l’indomata figlia cui la corda non spegne la voce iterata che chiama che chiama la madre nell’orror notturno; e grida: “Ricorda tu prima dell’altre glorie la mia gloria oggi che su l’ardue fronti dell’Alpe volò la Vittoria e che l’Adige taciturno n’ebbe rinnovata promessa! Ricorda Castel di Morone, Tre Ponti con l’Aquila che dal Tifata piombò sul Volturno„.

Canta dunque, pria che si parta la nova speranza da noi e si spenga il sùbito ardore, canta dunque il fior degli eroi,

il prode dei prodi che dorme leggero sul cuore di Brescia fedele, e l’emulo del re di Sparta con i suoi trecento, con i suoi trecento custodi che la dolce Campania tiene; canta oggi la gloria di Trento per lei consolare in catene del vano amor del van dolore, oggi che da mano servile la sua pura corona è sparta come fronda vile.

Come vil lordura dal tempio di Roma lo sgherro spazza quella corona pura che tesseano, ideal tesoro, (ancor dunque ai monti si sogna?) fedeltà più dura del ferro, speranza più ricca dell’oro. Giovi ella a crescere lo strame su cui la frode e la paura giaccion come buoi stracchi ruminando menzogna. Giovi ella a crescere il letame

che impingua l’annosa vergogna. Ma tu non piangere; tu sogna, anima chiusa, ancor nei tuoi monti. È alto il sole sul Fòro. Cantiamo gli eroi!

Non piangere. Aspetta nei monti; poi che non indarno nel libero azzurro sul Gianicolo, alto a cavallo, sta Colui che udisti a Tiarno per te su la via sfolgorata tonare col bronzo. Ma sogna. Come il bianco alburno celandosi sotto la scorza si fa vigor novo del tronco, nell’anima tua sempre alzata il sogno convertasi in forza. Non piangere. Sogna nei monti. Cantiamo la gesta obliata, Castel di Morone, Tre Ponti con l’Aquila che dal Tirata piombò sul Volturno.

Cantiamo la vetta ridente su l’antico fiume

esperto di strage, la vetta ridente di giovine sangue. Oh tumulo grande che gioiosamente di sé fece l’alta coorte! Ciascun combattente su la sua terribile ebrezza col sole e con l’aria sentiva il guardar leonino del Duce, dell’Onnipresente. Oh vendemmia di giovinezza più forte che il vino! Porpora d’autunno, porpora di morte su la dolce di uve Campania!

Non piangere, anima di Trento, la tua calpestata corona. Dimentica il male, se puoi. Non fare lamento. La tua madre non t’abbandona: ha il cuore profondo. Passano i Bonturi e il seguace lor gregge immondo. Durano gli eroi eterni nei fasti

d’Italia, e quel Dante che alzasti nel bronzo, al conspetto dell’Alpe dura solo più che le rupi, gran Mésso dei fati venturi, signore del Canto sul mondo. Passano i Bonturi e il seguace lor gregge immondo.

Non fare lamento. Perdona pel lungo martirio di Dante, perdona pel chiuso dolore di Quegli che disse la grande parola. Sovvienti? Ei ti vide perduta, ei vide tanto sangue invano sparso, tanto fiore di libere vite invano reciso, Trieste come te perduta, come te perduta l’Istria, alla mercè del nemico le porte d’Italia, ottenuta Venezia con man di mendico, laggiù laggiù sola su l’Adria la macchia di Lissa, l’infamia, tutta l’onta; e disse: “Obbedisco„.

Ah ti sovvenga! Ti sovvenga ancora di Lui doloroso, col piombo nell’ossa dolenti, combusto dal fuoco di cento battaglie e pensoso già del vasto rogo che alzato ei volea sul selvaggio granito, al conspetto del mare, per dar la sua cenere ai vènti del suo mar selvaggio. Ei disse: “Ah ch’io venga ch’io venga anche all’ultima guerra! Legatemi sul mio cavallo. Ch’io veda brillare le stelle su la Verruca, oda al Quarnaro cantare i marinai d’Italia! Legatemi sul mio cavallo.„

Verrà, verrà sul suo cavallo, con giovine chioma. Torrà il nero e giallo vessillo dal suo sacro monte che serba il vestigio di Roma. Ridere su l’antica fronte vedrà le sue vergini stelle; più oltre, più oltre

verso le marine sorelle, anche udrà anche udrà nel Quarnaro i canti d’Italia sul vento. Non piangere, anima di Trento, la tua calpestata corona. Ribeviti il tuo pianto amaro. Dimentica il male, se puoi. Non fare lamento. Perdona. Prepara in silenzio gli eroi.