Versos Italian Gabriele D'Annunzio Ave, sorella

Italian poem

Ave, sorella

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Quando in terra a le soglie umili venne Gabriele (d’in torno anche fiorìa la terra a ’l novel tempo?) udì la pia Donna, tremando, il rombo de le penne.

Ma quel Mésso, in un dolce atto e solenne a l’Eletta parlò: — Bene ti sia; il Signore sia teco; ave, Maria. — E il fremito de l’alte ali contenne.

Non io vengo su alte ali recando divin messaggio. Ahi troppo io feci schiava l’anima e troppo il mio servire è antico!

Ma pur, tese le mani come quando ne la serena puerizia orava, io dolcemente — Ave, sorella — dico.

Ave dico. Per quante volte il mite lume de li occhi suoi misericordi ne’ miei torbidi spiriti discordi ridusse in pace ogni più trista lite;

(Deh come belli su da le ferite non anche chiuse i fiori de’ ricordi balzan fiammando! Tremano i precordi in gran dolcezza. O fiori, aulite, aulite!)

per quante volte a la soave nostra madre ella terse con man leniente le lacrime ch’io feci a lei versare;

per quante volte seppe addormentare ne le sue braccia il mio figliuol dolente, Ave dico, ave dico; e il cuor si prostra.

O sorella, felice sposa uscendo da la mia casa che di pianti suona, volgi la faccia sotto la corona tu lacrimosamente sorridendo.

Io muto dietro a te le braccia tendo, o mia sorella, o mia sorella buona; la man ben usa al gesto che perdona, la cara man che mi sanava io prendo.

Ti volgi tu, ne’ veli; e mi conforti porgendomi tra i fior la bianca fronte ove già luce il sogno de ’l futuro.

Quindi varchi la soglia. E teco porti quel ch’era in me, sopra le glorie e l’onte, più sereno più giovine e più puro!