Versos Italian Gabriele D'Annunzio Nevicata

Italian poem

Nevicata

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Nevica su la neve. I vasti piani sfumano a ’l guardo immensamente bianchi sotto il cielo cinereo: radi surgono imagri alberi in cerchio luccicanti di schegge cristalline: in fondo stanno i monti immani coperti di ghiacci come fantasmi: da lunge il vapore tra i nugoli de ’l fumo li saluta fischiando, e via scompare.

I fiocchi girano in un bizzarro ballo insiem co ’l gelido vento di tramontana, a vol s’inseguono veloci, oscillano incerti, discendono lenti aleggiando come una scherzosa falange di farfalle. E via per l’ampio fulgor dell’aere adamantino volano con essi i miei pensieri, mentre a stormi si spiccan da’ comignoli fumosi le pigolanti passere affamate. Ecco intanto allo svolto della via una vecchietta avvolta ne lo scialle pien di buchi e di toppe: è la rubizza Gegia di San Giacinto, che i monelli chiamano la zoppaccia schiamazzando. Cammina adagio adagio col caldano sotto il grembiul ragnato, strascicando le scarpe e borbottando avemarie, mentre spesso una falda impertinente le si posa su ’l naso… Ecco s’avanza un povero pezzente inebetito da ’l freddo e dalla fame. Escono fuori le carni raggricchiate e pavonazze da’ brandelli dell’abito; fan sangue le mani straziate e i piedi nudi sopra la neve; e il vento gli rigetta in faccia i fiocchi e gl’impeti de ’l turbo come uno scherno.

Là giù si dilegua a ’l trotto di brittannici cavalli una carrozza da gli stemmi d’oro… Or mentre vagano i miei sguardi stanchi per l’immenso candore seguitanti il ballo de le falde capricciose, lontan lontano fugge il mio pensiero melanconicamente, e in cor mi trema un desiderio di dolcezze ignote. — Oh azzurre sere de ’l tepente aprile piene d’effluvii e di fulgori!… Oh notti sorrise da le stelle, allor che un canto dolce su l’aure palpita ed in eco soavemente lontanando muore!… —