Italian poem
Amabil gioventute
Amabil gioventute, Tesor di nostra vita Nulla lingua a lodarli oggi ha virtute, Sì de’ tuoi pregi appar copia infinita; Vita mortal, che fora Senza te, se non di’ senza l’aurora? Qual fiorito arboscello, Cui tra l’aure odorate Corre lattando ognor fresco ruscello; Tal appunto è mirar giovine etate, E s’ella veste l’armi Segno diviene a bello arcier di carmi. Colpa d’infamia eterna Spendere il fior de’ giorni Pur, come vuole Amor, che altrui governa Con aspro fren di due begli occhi adorni; E senza piaghe anciso Sempre adorar la vanità d’un viso. Lunge da sì rio scoglio Volse il Guerrier sua nave, Cui sacrando alle Muse inclite, voglio Farlo oggi re di bello inno soave, Acciò di gloria asperse Le piaghe sian, che in guerreggiar sofferse. Che all’armi ei si volgesse, Viengli laurea corona. Altra con aurea man pur glie ne tesse Clio de’ più vaghi fior, ch’abbia Elicona, Che a morte ivi ferito Ei ritornasse a’ crudi assalti ardito. Non è vana memoria Chiuder ne’ pensier suoi Di Medici e d’Orsini aulica gloria; Sangue nel mondo a generare Eroi Per lunga età non stanco. Chi può posar con tanti sproni al fianco? Quinci nell’alma ardente, Vaga di nobil vanto, Non fu de’ figli lo scherzar possente, Nè della sposa giovinetta il pianto; Sicchè almen tu fermassi Ne’ patrii alberghi non robusto i passi. Io ben sovr’esso il piede Sì mi sento leggiero, Che là ’ve Febo, o mia vaghezza il chiede, Correr posso veloce ampio sentiero: Ma che più lungo errore? Te qui sull’Istro oggi corona onore.