Versos Italian Gabriello Chiabrera Perchè tanto languendo

Italian poem

Perchè tanto languendo

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Perchè tanto languendo Il sì fulgido lume De’ begli occhi Firenze a terra inchina? E cotanto gemendo Il suo limpido fiume Va scuro a ritrovar l’onda marina? Perchè, tolto di pompa ogni costume, Con afflitti sembianti La fresca gioventù sembra canuta, E ne i palagi dassi bando ai canti, Ed ogni cetra per le danze è muta? Forse vêr lei s’adira Crudo Marte fremente, O fier digiun l’umana vita infesta? Quinci duolsi e sospira, Ed è la Tosca gente Umida gli occhi, ed a mirarsi mesta? Ah no: per maggior pena ella è dolente: Ella languisce e geme, Che Cosmo acerba morte oggi le fura, Solo per cui dalle miserie estreme, Che regnano quaggiuso, era sicura. Se verginella sposa Può lamentarsi a torto Sul feretro mortal del suo diletto, A torto lagrimosa Prende oggi disconforto Firenze, e colma di cordoglio il petto, In negre spoglie avvolto Scorge il buon re che la beava, e scorge Sotterra ogni piacer seco sepolto, Ne più l’usato Sol per lei risorge. Vero è, che a’ pianti invano Suolsi ogni varco aprire, E dal fianco i sospir traggonsi a voto: Sì con orribil mano Vien pronta a noi ferire, Nè mai sa poscia ristorarne Cloto. Ma non è biasmo in sè raccor martire, Quando a corona egregia Rivolge morte insidïosa l’armi; E più piangendo il suo signor si pregia, Che con scarpelli effigiando marmi. A Silla, onde rimbomba Odiosa rimembranza; A Cajo, ed a Neron, specchio degli empj, Non venne men la tomba; E temuta possanza Fece anco a’ fier tiranni innalzar tempj; Ma se altri sopra lor cangiò sembianza, Vivacemente il core Dentro il petto a gioir fu persuaso: Sol perduta virtù reca dolore, E però fu d’Ettor pianto l’occaso. Ei mentre i suoi difende, D’alta fortezza adorno Cangiò la vita a bella fama eterna; Poi dall’avverse tende All’usato soggiorno Il trasse l’ôr della pietà paterna; Allor dentro Ilïon gli fûro intorno I popoli dolenti, Rinnovellando le sue prove eccelse; E ciascun fe’ degli occhi ampj torrenti, Il sen percosse ed i capelli svelse. Or per tal via non meno, Ogni alma a te fedele, Cosmo, circonda la real tua bara; E tutto s’empie il seno Di puro assenzio e fiele, E te guardando a farti mesto impara: Senti, senti buon re l’alte querele, E come al ciel sen vanno Lunghi ululati in richiamar tuo nome; Prova ti sian del sostenuto affanno Gli scuri ammanti, e le disperse chiome.