Versos Italian Gabriello Chiabrera Oro, dolce diletto

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Oro, dolce diletto

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Oro, dolce diletto Del guardo, che ti mira, Esca soave degli umani cori, A te gemendo ogni mortal sospira, E te tracciando non perdona al petto I più forti sudori, Chè pensando agli onori De’ tuoi lugidi rai, Dispera uman pensiero Gioja di bene intero, Ove tu non la dai. Per te spiega le vele, E con la prora fende Nocchier i campi di Nettun frementi: Vago di te nelle battaglie orrende Segue forte guerrier Marte crudele Fra’ più duri tormenti: Pasce vellosi armenti, Olmi nutrica, e viti, Miete le spiche, ed ara La turba montanara, Perchè ciò far l’inviti. Oro, dei cor mortali Fortissimo tiranno, Arcier possente di saette acute, I colpi tuoi per ogni parte vanno; Ma pur, che puoi, se su nel ciel non sali Ove è nostra salute? Oh umana virtute Debile in corso e tarda, Ch’ergi d’orror le chiome Di povertade al nome; Guarda il Calvario, guarda. Su quel giogo romito Altro tesor non scerno, Che nudo tronco, ove il gran Dio s’appese; E dietro l’orme del Signor eterno, Colà salendo peregrin spedito, Ciò ben Francesco intese: Pianta, che al cielo ascese Coll’umil sue radici: Vaso eletto d’odore, Vivo vampo d’amore, Maestro de’ mendici. Mentre più ferve il mondo In seguitar la strada, Che ria trascorre d’avarizia i campi, Vien Francesco dal ciel quasi rugiada, E sparse sopra lui nembo giocondo, Perchè via meno avvampi. Ei non dell’ostro i lampi, Non le conche di Gange, Ma scelse ombre gelate, Ove forza d’estate I cupi orror non frange. Ma se belva in deserto Casca ove vien trafitta; Francesco umíle in duri boschi alpini Sorge al ferir d’una faretra invitta, Chè in quattro piaghe, e nel costato aperto Serba tesor divini. Ben tra i monti marini, Quando Aquilon più strida, Può travïar nocchiero, Ma non s’erra in sentiero Là ’ve Francesco è guida. Qual in terra il dirai, O buon Panicarola, Ecco fra noi della celeste voce, Seguitator della mendica scuola? Dillo bel Sol, che seminando rai Va fulgido veloce; Dillo, tuon, che feroce Squarcia turbini tetri, E sgombra empie tempeste; Or sul regno celeste Per noi prieghi ed impetri.