Italian poem
Quando nel grembo al mar terge la fronte
Quando nel grembo al mar terge la fronte, Dal fosco della notte apparir suole Dietro a bell’Alba il Sole, D’ammirabili raggi amabil fonte, E gir su ruote di ceruleo smalto Fulgido, splendentissimo per l’alto. Gli sparsi per lo ciel lampi focosi Ammira il mondo, che poggiar lo scorge: E se giammai risorge L’alma Fenice dagli odor famosi, E per l’aure d’Arabia il corso piglia, Sua beltate a mirar qual meraviglia! Stellata di bell’ôr l’albor dell’ali, Il rinovato sen d’ostro colora, E della folta indora Coda le piume a bella neve eguali; E la fronte di rose aurea risplende, E tale al ciel dall’arsa tomba ascende. Santa, che d’ogni onor porti corona, Vergine, il veggio, i paragon son vili: Ma delle voci umíli Al suon discorde, al roco dir perdona, Che ’l colmo de’ tuoi pregi alti infiniti Muto mi fa, benchè a parlar m’inviti. E chi potria giammai, quando beata Maria saliva al grand’Impero eterno, Dir del campo superno Per suo trionfo la milizia armata? Le tante insegne glorïose, e i tanti D’inclite trombe insuperabil canti? Quanti son cerchj nell’Olimpo ardenti Per estrema letizia alto sonaro, E tutti allor più chiaro Vibraro suo fulgor gli astri lucenti; E per l’Eteree piagge oltre il costume Rise seren d’inestimabil lume. Ed Ella ornando ovunque impresse il piede I fiammeggianti calli, iva sublime Oltra l’eccelse cime Del cielo eccelso all’insalibil sede, Ove il sommo Signor seco l’accolse, E la voce immortal così disciolse: Prendi scettro e corona: e l’universo Qual di reïna a’ cenni tuoi si pieghi; Nè sparga indarno i prieghi Mai tuo fedel a te pregar converso: E la tua destra a’ peccator gli immensi Nostri tesori a tuo voler dispensi. Così fermava: e qual trascorsa etate Non vide poi su tribolata gente Dalla sua man clemente Ismisurata traboccar pietate? E benchè posto di miserie in fondo Non sollevarsi e ricrearsi il mondo?