Italian poem
Quando il pensiero umano (Lucas)
QUANDO il pensiero umano Misura sua possanza Caduca o frale, ei sbigottisce e teme; Ma se di Dio la mano, Che ogni potere avanza, Ei prende a riguardar, cresce la speme: Ira di mar, che freme Per atroce tempesta, Ferro orgoglioso, che le squadre ancida, Non turba e non arresta Vero ardimento, che nel ciel confida. Sento quaggiù parlarsi: ‘ Un piccioletto regno A vasto impero perchè dar battaglia? Alpe non può crollarsi; E di leon disdegno Non è da risvegliar, perchè t’assaglia. ’ Meco non vo’ che vaglia Sì sconsigliata voce, Ed ella Gedeon già non commosse, Quando scese feroce Nell’ima valle, e ’l Madïan percosse. Ei, gran campo raccolto Di numerose schiere, Vegghiava a scampo del natio paese; E da lunge non molto Spiegavano bandiere Gli stuoli pronti alle nemiche offese. Ed ecco a dir gli prese Il Re dell’auree stelle: ‘ Troppa gente è con te, parte sen vada; Crederebbe Israelle Vittoria aver per la sua propria spada. ’ Quivi il fedel campione Di gente coraggiosa Sol trecento guerrier seco ritenne: Poscia per la stagione Dell’aria tenebrosa Le squadre avverse ad assalir sen’ venne; Poco il furor sostenne La nemica falange; Ei gli sparse e disperse in un momento; Febo, ch’esce dal Gange, Le nebbie intorno a sè strugge più lento. Così gli empi sen vanno, Se sorge il gran Tonante, Della cui destra ogni vittoria è dono: Il Trace è gran tiranno, Ma sue forze cotante Nè di dïaspro nè d’acciar non sono. Forse indarno ragiono? Ah no, ch’oggi sospira Algier de’ legni suoi l’aspra ventura, E Prevesa rimira De’ bronzi tonator nude sue mura. Diffonde Etruria gridi, Gridi che vanno al cielo, Al ciel seren per nostre glorie e lieto; Così nei cori infidi Spandi temenza e gelo, Gran Ferdinando, per divin decreto. Mal volentier m’accheto; Nocchier, che i remi piega In bella calma, empie di gaudio il petto; Consigli di virtù, prende diletto. Popolo sciocco e cieco, Che militar trofei Speri da turba in guerreggiar maestra, Quali squadre ebbe seco Sanson tra’ Filistei, Quando innalzò la formidabil destra? Ei da spelonca alpestra S’espose in larga piaggia A spade, ad aste di suo strazio vaghe, Quasi fera selvaggia Data in teatro a popolari piaghe. Ma, sparsi in pezzi i nodi, Onde si trasse avvinto, D’acerba guerra suscitò tempesta; Per sì miseri modi All’esercito vinto La forza di sua man fe’ manifesta: E sull’ora funesta Per lui non s’armò gente, Nè di faretra egli avventò quadrella: Ma vibrò solamente D’un estinto asinel frale mascella. Al fin chi lo soccorse Dentro Gaza, là dove Le gravissime porte egli divelse: E rapido sen corse, Incredibili prove! E le portò sulle montagne eccelse? Die fu, Dio, che lo scelse, E di fulgidi rai Sì chiaro il fece ed illustrollo allora: Nè perirai giammai Chi s’arma, e del gran Dio le leggi adora.