Italian poem
Quando Febo al re Ferèo
Quando Febo al re Ferèo Pasturò gregge lanose, Per temprar l’esiglio reo Pur con note armoniose Alma cetra egli compose. E d’Anfriso in sulla riva Al piacer de’ suoni uditi Tutto il ciel si raddolciva, Nè per monti, nè per liti Fur latrati, o fur muggiti. A’ suoi corsi pose il freno L’onda allor del chiaro fiume, E l’auretta in ciel sereno Obblïando il suo costume Non sapea batter le piume. Discendean dall’alte piagge Alle corde lusinghiere E le Ninfe erme e selvagge, E le Ninfe fontaniere Alle corde lusinghiere. L’alme Dive il sen velate Sol di lucido ornamento, E la fronte inghirlandate Faticavano al concento Sempre in danza i piè d’argento. E quel Dio sul caro argento Delle corde alme beate Varïava il bel concento Alle Ninfe inghirlandate; E sol d’oro il sen velate. Quando poi tornossi al regno Delle stelle auree serene, Ei lasciò quel nobil legno Per conforto infra le pene Alle vite egre e terrene. Or, Santin, tra le tue dita, Ei sì ben risveglia il core, Ch’a danzar sempre n’invita Fatto in terra a tutte l’ore Messaggier di dolce amore. Tu rasciughi i caldi pianti, Accompagni i prieghi ardenti, Racconsoli negli amanti Il cor vinto da i tormenti Fra gli accesi struggimenti. Ma se già non lasci invano Il fervor de’ voti miei, Non stancar la nobil mano Sopra i casi o dolci, o rei De gl’incendj Dïonei, Grande in arme intorno a’ campi Della Mosa un tempo avversa, Più fra i nembi, più fra i lampi Di gran gente al fin dispersa Soggiogando il mar d’Anversa.