Italian poem
III (A mezzo giorno si scopre sul…)
by Gian Pietro Lucini (1867–1914)
A mezzo giorno si scopre sul cielo bianca una falce di luna crescente e sembra un velo. Le statue stanno nella quiete lungo i filari dell’alberi e si rifanno al sole dell’umido notturno. Pure i marmi soli gelidi; e lo sfarzo del Castello è un bel mantello sopra un abito lacero. Io sono un pastorello; ho imparato a belare coi parrucconi e coi presidenti aux trois mortiers, mentre che li épiciers impinguavan scarselle ai Lombardi e spingeano i Piccardi le partigiane nei tafferugli della Fronda. Or che passò una ronda, torna la calma. E dopo una Mancini e un Mazzarino, sorge un astro di sole, e il Pitocco si duole d’una casacca gallonata e dello stomaco vuoto. Ma la luna di velo sta in contro al sole e le viole son più brune nei prati. Bon jour, mon Roy Soleil, j’ai bu, dans le vermeil delle tazze ingemmate un liquore che mi diede alla testa ed al cuore, e dalla testa uscì uno strano ed abnorme desiderio poco serio di conquistare il mondo ed il mio cuore espresse civetteria e inganni assai. Bon jour, mon beau Sire de Versailles, les falbalas, les pretintailles et les robes battantes, et la chaconne et la criarde, et l’effronté et les passecailles v’empiono i bei giardini e gonfiansi alli inchini, come voi apparite, meteora luminosa, tra i viali. E li stivali stridon sulla ghiaia e suonan le dorate stellette delli sproni. Tal vanno i doni ai furbi, ad empire la petite oie, le rond de bottes et les canons des ces jeunes blondins a l’éstomac debraillé; che se tu aggiungi un cotillon noi abbiam la cosacca alla rhingrave. E che parrucche copron queste zucche sdolcinate; tre libre pesano di color d’oro, o nere, o impolverate; mentre le Dame, sotto ai guardinfanti, ricoprono i bei frutti adulterini. O Madame Sevigné in gran toupé fa risa e celia sopra a Bretoni arrotati e impiccati, e la pavane gioconda come un’onda d’un calmo lago fa danzare le Belle ed i Galanti in ritmi affaticanti: Pastori e Pastorelle. Lo sono fra costoro: il modo flebile empie la Tempe; gettan vin le fontane, mentre l’acqua si compera. L’Abate inchina e dice alla Signora il nuovo madrigale L’Abate inchina e canta: «La Pastora guida dall’ospitale stalla i montoni pettinati a incanto e belano i montoni». «Iride alla fontana in contra un Cavaliere: — Messere? Iride è compiacente. — Chiedere è bello a chi gentilmente non sfugge alla dimanda. — Il secchio dondola ripieno d’acqua. — Messere? — Per il piacere Iride è compiacente E la fontana ghigna». L’Abate inchina guarda e poi sorride: «Il nuovo Madrigale è procace, Signora, dalle guide sfuggì della Morale. —» Or Iride Pastora ritorna a casa col grembiule nuovo un grembiule di seta. — Messere! Iride è compiacente. — Messere?... Serva vostra e... discreta.» — Così danzano l’Angioli in cielo; Padre Enriquez vi dà queste superne voluttà d’assister dalle nuvole ai bagni dei beati nelle probatiche piscine dei peccati del Paradiso; e, stillanti di nanfe le lucenti membra, Cherubi e Serafini in coro s’illanguidiscono in contorcimenti, dopo i divini istanti della contemplazione. Qui Molinos astuto, inzuccherato trova fuori un La Combe chiericuto discepolo e colla Mothe Guyon lo spinge per il mondo. Voi vedete la bella al minuetto mostrar la grazia del candido seno! Ed è una santa! Port Royal si perde nei numeri di Pascal, e Fenelon vede Temelaco che bacia li occhi a Calyspo; Giansenio odora di lontano ancora una rivoluzione e scimiotta cattolicamente Calvin. Bon jour, Louis XIV, bienheureux, le nouveau temps est plus fou que le vieux, et l’Etat c’est Toi. Il giorno è molto strambo e lunatico alquanto: pescan nel torbido; e se l’esca è fresca di giovanile carne femminile, il pesciolino che vi addenta è regale e le foree pettinate e discrete del Parco preparano all’amate buon gioco e migliore assentire. Tal vuol che s’innamori una Vallière tra i ballets e le satire di Poquelin de Molière; tal vuole che si vada in processione, (carrozze blasonate stanno in lunga fila, alle porte) colla Corte, dalla Voisin a comperar l’amore ed il piacere nel verziere dalle bambine procaci sui Ponti, tra i fiori che vendono e i baci che dispensano. La Maintenon, un dì compagna al talamo dell’eterna Ninon, sale vicino a voi colle pruderie, e il sale di Scarron, sciancato ateniese della penna, aggiunge alla politica. Che fa! La moglie attinge dal marito se ben morto; regge bufera e ciel sereno! Quanti delitti e quanto sangue! E nulla per chi langue! O Roy sans pareil, les fleurs sont des merveilles in torno al vostro trono, ma son fiori funerarii alla regalità. I fiori asfissiano, ed io non conto nulla. Contano i gentiluomini che non faticano, o che miglior fatica dicon l’amore, Gentiluomini frolli a cui l’onore siede sul cordon bleu, o pur nei molti ornati justaucorps à brevet. I Persiani in Francia. Salamelech, Salamelech; Pierrot e Pierrettes fan grandi riverenze alle parvenze d’una celebrità, e tutto appare azzurro ed ingemmato. Che peccato! Vedran vermiglio un dì; va così la bisogna e chi non conta conterà. Nos Gentilhommes Louis, qui ont ésprit, souvent ils me traiten de Faquin ou grand contantement, e fanno meraviglie tra le famiglie dei servi Duchi e Pari del Regno memorando ed acciecante che anela all’impossibile. L’abito è tutto d’oro. Verranno le servette Colombine in gran pompa a servire il caffè, poi che le Marchesine attendono tra loro a Rambouillet a preziosare in percé; e qualcun muor di fame sullo strame della capanna, se pure i bei montoni dell’Arcadia molli digestioni fan di sopra ai soffici canapé e belano rondeaux ed augurali odi alla nuova charmante beauté. E quanti nastri, quanti galloni per i poltroni che scutrettolano a Corte: le leggi suntuarie son molte e varie: ma, nei boschetti ed in riva ai laghetti, l’oche di diguazzano impettite e fiere, e le bufere passan lungi di sopra alle teste: e pur Turena vince in Lorena e Villars, boja nobile, ripete sopra ai monti la Saint Bartelemy. Non avremo noi, «Popolo» una nostra e profittevole saigné à blanc? Bon soir, Roy Soleil; il vino, nel vermeil delle coppe preziose, se pur sappia di rose, mi rovescia lo stomaco. Di queste trecent’annue di merletto sulle spalle sui fianchi e sul petto che mi aggiustò il sartore del «Bourgeois Gentilhomme» ne faremo una corda, se vi pare: le cose rare van conservate per le adoperare. Oh, maliziose occhieggeranno gialle le lanterne, tra l’alberi del Jardin Royal, poi ch’attendono frutti umani e saporosi. Oh i merletti di seta e le corde di canapa! Così notiamo in rosso in sui cahiers per una storia da rifarsi a gloria della nazione Lauzun e Villeroy, de Daillon e de Varde ed altri ancora ed altre ad edificazione tra preti e monache e bionde cordigiane, o mon Roy Soleil Ed acciecaste il dì che riceveste l’Ambascieria infedele del Gran Turco; d’oro a fatto e per quattordici milioni di diamanti rifolgoravi a torno! Quanto ne date per satollare Jaques che non dimentica? Bonne nuit, mon Roy Soleil; le souper de minuit, entre les divines beautées de votre Cour je crois, qu’il ne vedra le petit jour de lendemain. I papagalli gridan nelle gabbie e le scimie ammiccan dalle barre delle chiostre argentate. Sganarelle e Scapin preparan Figaro, e, dopo Boileau, noi vedremo Voltaire. Il sole è dunque spento, sale la luna infida a minacciar di corna; Pastor dell’a venire, Pierrot enigmatico, ha fronzoli e catene scintillanti, ma aspetta un’informe. Alcun si pregia d’impormi già una divisa bianca. Non forse alli Italiens? Non udiste la musica nuova? Dopo la complainte di Malboroug avremo i mirlitons. Ed Arlecchino e Colombina? La luna è in sulla cima d’un Castello turrito e sogghigna la mezza maschera argutamente. Della plebea polvere sal dal viale ad offuscar la luna ed a coprire tutto il Palazzo. Verrà il Parco dei Cervi, lo inzuccherato Latour e Pompadour, e la mouche assassine e la guitare avec la mandoline, e Watteau ch’apparecchia galee per Citera, e le Marchese, e Dorat dai mille baci conditi, e i negrillons pochards caudatarii alle belle signore ed amanti nell’ore indiscrete del giorno; e Faublas, e Valmont e le danze ed i morbi e tutto il resto. Io sto per ora colla Galatea di Cervantes. Beh! beh! poi che i montoni cozzan coi caproni e la vittoria è per le corna. La luna sorella punta di fatto le corna all’occidente e presente. Bonne nuit, mon Roy Soleil, le vermeil della tazza si sdora alle labra, ed il liquore fa male al cuore. Muteremo paese; oh nostalgia d’un vero sole e d’una vera luna! Le stelle girano sul cielo a mille; se la luna si spenga? Ma getta sangue e la sua faccia piange. Questa notte è ben lunga. L’impure avranno tanti baci e carezze da farvi imaginare che il tempo passi presto? Ed io resto: sta, nella nuova veste ch’ora attende il Pierrot, un perché che non so, ma che mi fa tremare. Bonne nuit, il ne faut pas revenir de Saint-Denys; le déluge est bon juge!...