Versos Italian Gian Pietro Lucini The Flour And The Leaf

Italian poem

The Flour And The Leaf

by (1867–1914)

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CHAUCER.

LA BALLATA DELLE DAME DEL FIORE.

Convien che il cuor s'allegri e si rinfranchi e guardin l'occhi miti all'amatore: convien che vinca la Gioia al Dolore, però ch'è il tempo che dobbiamo amare.

Amore, amore è la dolce stagione ch'augei rimena al nido e fiori al prato: e brilla al sole il rosso gonfalone del Maggio e giuoca all'alito odorato. A noi sen' vien cantando il ben amato, e, poi che è presso, dice: «In cortesia, deh, lasciatevi amar, Madonna mia.» Piega il ginocchio e trema all'aspettare.

LA BALLATA DELLE DAME DELLA FOGLIA.

Convien che s'armi il cuor per l'a venire, poi che non sempre splende gajo il sole; non sempre il prato esprime le viole, la fresca rosa e il gilio intatto e mite.

Cantando, ripensiam che breve è il giorno e che rimena il vespero la sera: sorgon le nubi e il gonfalone adorno piega improvviso e cade alla bufera; vediam lontano e in mezzo al ciel la Spera che tutto accoglie nell'Eterno Amore; ed esclamiamo: «Oh, quando al suo splendore saran l'anime nostre redimite?»

A ME STESSO.

LA PERORAZIONE.

Das ist deine Welt? Das heisst eine Welt?

Faust--GOETHE.

Queste Dame plebee e licenziose diran: «Conviene che costui si vanti di questo strano ingegno e portentose imagini ricerchi e insulti canti

alle nostre beltà: sogliam le amene ore del vespro passare sui letti, poi che presti ed umili i giovinetti cavallerescamente alle catene

delle nostre malie porgon le braccia: sogliam tra i vini dell'Isole ed i giuochi passar le notti, fin ch'urgano i fuochi del Nascente che i Sogni incalzi a caccia:

e, le corone sulle fronti e risa sulle labra, così gustar la vita, che giovinezza or mai più non s'avvisa d'intristir, tra le lagrime, romita.

Amor, questo è il Desio: questa è l'Azione: e, scherzando gioconda la stagione delle strane lascivie e delli ardori, svolgiamo, intorno a Noi, l'incantagione.»

Questo diran le Dame. E Primavera, spargendo grazie e rinnovando ai cuori palpiti e sangue, sorge, la severa maestà dell'Idea in mezzo ai cori

lusinghieri dei Miti, ecco, esprimendo. Così nel verzier' dove s'ammuta il Festino coll'ultima battuta della vivuola (poi che va sorgendo

l'alba sperata,) il Pazzo ultimo invoca, ultimo resta e fermo. O beffeggiata anima santa e pia, a cui sonagli imposero al berretto, poi che ai ragli

il tintinnio s'accoppia e la brigata non t'abbia a sdegno e ti comprenda: vuota pur ti sembrava e trista e sciagurata questa vita che al ballo e alla parata

tutte volgea le cure. Taccian ora le rive e i bei giardini: Sciarra lungi riporta i Farfarelli: splende Aurora. Invano ardito hai tu? Di nuovo pungi

e vibra l'asta avvelenata ai terghi! O Maschera, o Buffon'! Non stanno usberghi al tuo bastone incontro; e tirso e scettro e caduceo qui cadono. Battaglia

sommuove dalle corde alacre il plettro, assuete ai madrigali: la zagaglia prova alla punta e aspetta; oh tardi forse?.... L'annuncio è dato e già urta al confine.

Fantasima, a Chi vai? Le strane corse della cavalcatura senza fine ti svian dalla Meta: ti rimorse alla coscienza Disinganno o Amore?

Che cerchi oltre alla Terra? Il tuo sublime sdegno è sterile e sciocca passione: non ha Idea il cervello, non nel cuore Carità? Volgi il polledro, o Barone,

ad altre imprese: e se di fra l'ulivi (quieto è il giorno, nè ardisce il gonfalone del Maggio all'aria, seguendo Prudenza,) ritroverai in utili e giulivi

ragionamenti i saggi Cavalieri diserti tra di lor, tu, a questa Scienza (da che si schiude bello Intendimento) dati Orgoglio ed Ardir, scifra dai veri

sensi il secreto del Miglioramento.

IL FINE DEL LIBRO DELLE FIGURAZIONI IDEALI.