Versos Italian Giosuè Carducci Alla Louisa Grace Bartolini

Italian poem

Alla Louisa Grace Bartolini

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A te, sciolto da’ languidi Tedi lo spirto, e anelo Del vital aere al fremito Ed a l’effuso cielo, Sorge: dal cuor rimormora L’aura de’ canti, inclita donna, a te;

A cui ne’ tócchi rapidi D’animator pennello E ne’ frenati numeri La memore del bello Idea sorride e tenero Senso e del bene l’operosa fe’.

O desta a i forti palpiti Che viltà preme in noi, Nata a i concilii splendidi De i vati e de gli eroi, Salve, Eloisa, armonica D’altre genti figliuola e d’altre età!

Perché tra i vecchi popoli Venisti e a gli anni tardi, Quando gli eroi si assoldano, Spengonsi i vati e i bardi, E si scelera l’ultimo De l’oscurato ciel raggio, beltà?

Altr’aer ed altro secolo L’attèa Corinna accolse; E, quando ella da’ rosei Labbri il canto devolse, Tutto pendeva un popolo Da l’ardente fanciulla affisa al ciel.

Fremea sotto la cetera L’onda alterna del petto: Da le forme virginee Ineffabil diletto Spirava; ma le lacrime Splendido a’ folgoranti occhi eran vel.

Stupían mirando i príncipi E i figli de gli Achei Poggiati a’ colli madidi De’ corridori elei: Cantava l’alta vergine La sua patria, i suoi dèi, la libertà.

Ed oblioso Pindaro De la ceduta palma Parea per gli occhi effondere Il sorriso de l’alma, Rimembrando Eleuteria Che tra i popoli salvi inneggia e va.

Ma ben, come da súbita Procella esercitate, Le selve atre germaniche Suonâr, se a l’adunate Plebi i cruenti oracoli Apria Velleda e de le pugne il dí.

Tra l’erme ombre de’ larici, Da la luna e dal vento Rotte, la vergin pallida In nero vestimento Alta levossi, a gli omeri Lenta il crin biondo onde null’uom gioí.

E cantò guerre, orribili Guerre; e a la cena ìmmonda Convitò i lupi e l’aquile; E tepefatta l’onda De’ freddi fiumi scendere Vide tarda fra i corpi al negro mar.

Lungo andò allor per l’aere Rombo da i tócchi scudi: Precipitâr da’ plaustri Le madri, e con gl’ignudi Petti la pugna accesero O ululando le marse aste affrontâr.

Ahi, dov’è pompa inutile Al vivere civile La donna, ivi non ornasi Il costume virile Di forza e verecondia, E turpe incombe a’gravi spirti amor.

Ma tu, Eloisa, l’agile Estro di Suli a i monti Invía, dove piú gelide Mormoran l’aure e i fonti, E molce i petti liberi Canto d’augelli e balsamo di fior;

E dinne la bellissima Sposa d’eroi Zavella, Che pur con l’una stringesi Il nato a la mammella, Con l’altra mano fulmina L’oste premente e gli orridi bassà.

De le polone femmine Ridinne i canti amari, Che di lor vene tingono I supplicati altari 0 chieggono a la Vistola Tra cotanta di spade impunità

Gli spenti figli. O candido Stuolo, lamenta e muori, In fin che basta il ferreo Tempo de gli oppressori, E pur cadendo mormora - No, che la patria mia morta non è. -

Già la rivolta affrettasi Fósca di villa in villa, Turbina il vento ed agita L’animatrice squilla, E il nuovo carme a’ liberi Popoli suona su i caduti re.