Italian poem
Alla morte di Giuseppe Mazzini
Quando — Egli è morto — dissero, Io, che qui sola eterna Credo la morte, un fremito Correr sentii l’interna Vita ed al cuore assiderarmi un gel. Immortal lui credeva. E gli occhi torbidi Volsi, chiedendo e dubitando, al ciel.
Ei che d’Italia a l’anime Fu quel ch’a i corpi il sole, Del quale udiva io parvolo Mirabili parole Sí come d’un fatidico Spirito tra il passato e l’avvenir, Egli il cui nome appresermi Con quel d’Italia, ei non potea morir.
Guardai. D’Italia stavano Le ville i templi i fòri, Da le sue torri a l’aure Splendeano i tre colori, Fremeano i fiumi i popoli Ed i pensier con onda alterna, il sol Rideva a l’alpi al doppio mare a l’isole Come pur ieri.... Ed era morto ei sol.
Passato era de i secoli Nel dí trasfigurante, A i mondi onde riguardano Camillo e Gracco e Dante, Grandi ombre con immobili Occhi di stelle a le fluenti età, E riposa Cristoforo Colombo e Galileo contempla e sta. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .